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Scopri i laghi di Conversano e i pochi stagni rimasti in Murgia

Scopri le differenze fra laghi e stagni, i principali specchi d’acqua di Conversano e la difficile conservazione degli stagni murgiani.

Scopri i laghi di Conversano e i pochi stagni rimasti in Murgia

Nel territorio marchigiano la distinzione tra laghi e stagni è più di una questione di dimensioni: è una questione di dinamica idrica. I laghi, alimentati costantemente da corsi d’acqua o da sorgenti, mantengono un flusso permanente; gli stagni, invece, sono semplici incavi naturali che raccolgono acqua piovana e la perdono con l’evaporazione.

Questa diversità di comportamento rende impossibile censire gli stagni con gli stessi criteri dei laghi, perché i primi non sono permanenti. Quando il fondo di un’incavatura è rivestito da uno spesso strato di argilla, l’evaporazione rallenta e l’acqua può persistere anche durante l’estate, ma resta comunque un fenomeno stagionale.

Laghi di fatto di Conversano: una riserva naturale di rilievo

Nel comprensorio di Conversano si contano dieci laghi di fatto, tutti inseriti nella Riserva Naturale Regionale Orientata dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore. Il più piccolo, il Vignola, si estende su 1 975 mq; il più grande, l’Agnano, supera i 10 425 mq. Gli altri specchi d’acqua sono Lavorra, Padula, Petrullo, San Vito, Chienna, Sassano, Minuzzi e Castiglione. Questi laghi, per loro natura perenne, costituiscono una rete idrica di grande valore ecologico per la zona.

Stagnone Cutino d’Umbra e gli stagni dell’Alta Murgia

Nel cuore della foresta, a 790 m s.l.m., si trova lo Stagnone o Cutino d’Umbra. Si tratta di un’ellisse di circa un ettaro, lunga 125 m e larga 70 m, con una profondità massima di due metri. Nonostante le sue dimensioni modestamente ridotte, la presenza di un fondo impermeabilizzato permette al bacino di persistere per lunghi periodi, diventando un elemento caratteristico del paesaggio forestale.

Scendendo nella piana dell’Alta Murgia, la situazione si fa più critica. Sono stati censiti diciannove stagni, tra cui il pittoresco Laghetto di San Giuseppe nell’altamurano. Questi specchi d’acqua rappresentano l’ultima frazione di un antico patrimonio idrico, ormai quasi scomparso a causa delle pratiche agricole: arature intensive hanno infatti raschiato lo strato di argilla che garantiva l’impermeabilità, provocando la perdita di numerosi stagni.

Le votàni: architettura rurale per la conservazione dell’acqua

In un territorio privo di affluenti permanenti, i pastori medievali trovarono una soluzione ingegnosa. Per assicurare una fonte d’acqua sufficiente al bestiame, coprivano il fondo delle depressioni con pietrisco, ricoprendo l’intera area con muretti in pietra a secco. Queste strutture, ancora oggi chiamate votàni, erano essenziali per trattenere l’acqua piovana. I due esempi più noti sulla Murgia sono le votàni di Goglia e Grassi, testimonianze tangibili di una gestione sostenibile del territorio.

Oggi, i pochi stagni rimasti e le votàni conservate costituiscono un patrimonio culturale e ambientale unico. La loro tutela è fondamentale per mantenere la biodiversità locale e per preservare una testimonianza storica di come le comunità rurali si siano adattate alle difficoltà idriche del paesaggio murgiano.

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