Un’operazione di soccorso notturna si è conclusa alle 5:40 del 1 giugno 2026 con l’uscita in superficie di uno speleologo che era rimasto intrappolato a circa 120 metri di profondità nella Grotta dei Cinghiali Volanti, nel territorio di Garessio, provincia di Cuneo. L’intervento, iniziato nel pomeriggio precedente intorno alle 17:00, ha coinvolto personale specializzato proveniente da più regioni e si è sviluppato in condizioni sotterranee complesse.
La dinamica dell’incidente e le prime fasi del soccorso
Secondo le ricostruzioni, il giovane speleologo, un ventenne residente in Liguria, è rimasto bloccato quando una massa rocciosa si è staccata e lo ha immobilizzato, provocando un trauma al piede che gli ha impedito di risalire autonomamente. I compagni di escursione, usciti dalla cavità, hanno lanciato l’allarme e il personale del Soccorso Alpino e Speleologico si è immediatamente mobilitato. In meno di un’ora una squadra è giunta nei pressi della frazione Pianbernardo, a circa 1.200 metri di quota, e ha organizzato il calo verso il luogo dell’incidente.
Contatto con la vittima e primo soccorso
All’interno della grotta i soccorritori hanno stabilizzato il ferito, mantenendo un continuo contatto telefonico con l’esterno grazie all’installazione di una linea che permettesse di monitorare lo stato del ragazzo. La profondità e gli spazi angusti hanno reso il recupero difficile, richiedendo l’azione coordinata di più specialità del soccorso.
La complessità delle operazioni e le risorse impiegate
Per estrarre il giovane sono state impegnate 42 unità del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti dalle delegazioni di Piemonte, Liguria e Lombardia, insieme alla commissione medica e ai disostruttori, figure specializzate nell’ampliamento di cunicoli stretti. Sono intervenuti anche i vigili del fuoco volontari di Garessio e il nucleo SAF di Cuneo. Le operazioni sono proseguite senza sosta per tutta la notte, alternando fasi di allargamento dei passaggi e l’uso di strumenti per ridurre il volume della roccia che imprigionava la gamba.
Strumenti e tecniche impiegate
Per liberare la vittima è stato necessario impiegare attrezzature specifiche: macchinari per la frantumazione controllata del masso e strumenti di sollevamento e contenimento per consentire il passaggio della barella. L’operazione ha richiesto anche la creazione di passaggi più ampi in alcuni tratti della cavità, azione condotta dai disostruttori per facilitare il transito in sicurezza.
Il sito e il contesto speleologico
La Grotta dei Cinghiali Volanti si trova nell’area carsica di Rocca d’Orse-Val d’Inferno e fa parte di un sistema di cavità molto frequentato dagli appassionati di speleologia. Scoperta dallo SCTanaro nell’autunno del 2007, la grotta è nota per le sue sale di notevoli dimensioni e per la profondità esplorata che raggiunge i 126 metri nei rilievi più profondi.
Rischi e familiarità del territorio
L’area è regolarmente frequentata per esplorazioni e ricerche, ma presenta tratti impegnativi dove movimenti di pietre e cedimenti sono un rischio reale. Il precedente del 2015, in cui uno speleologo aveva perso l’orientamento all’uscita dalla stessa grotta e fu ritrovato in buone condizioni dopo una notte, ricorda quanto possa essere variabile il quadro delle emergenze in queste cavità.
Esito e condizioni della vittima
Alle 5:40 del 1 giugno 2026 il giovane è stato riportato in superficie e affidato al personale sanitario presente sul posto. Le prime valutazioni indicano che il ragazzo è in buone condizioni nonostante il trauma al piede e lo stress dell’esperienza. Successivamente è stato trasferito in ospedale per accertamenti e cure.
Le reazioni e l’importanza della prontezza
L’operazione mette in evidenza il valore della prontezza nell’attivare i soccorsi e la necessità di formazione tecnica per affrontare ambienti sotterranei complessi. La cooperazione tra delegazioni regionali e l’utilizzo di competenze specialistiche sono stati determinanti per il buon esito dell’intervento.
In conclusione, il salvataggio nella Grotta dei Cinghiali Volanti è un esempio di come la combinazione di tecniche di soccorso speleologico, coordinamento interregionale e attrezzature specifiche possa fronteggiare situazioni estreme, restituendo sicurezza a chi pratica attività di esplorazione in ambienti sotterranei.