La terza commissione del Consiglio Superiore della Magistraturapresieduta da Marcello Basilicoha evidenziato una frattura interna sul destino professionale di Michele Emiliano. Dopo l’audizione che lo ha visto protagonista, la commissione ha approvato a maggioranza una delibera che autorizza l’ipotesi di collocamento fuori ruolo per svolgere una consulenza presso la commissione parlamentare del Senato sulla sicurezza sul lavorocon un conteggio di quattro voti favorevoli e due contrari.
In alternativa, una parte dei commissari ha votato per il ritorno in magistratura di Emiliano, con collocamento in ruolo al Tribunale di Benevento. La decisione formale sul percorso definitivo dovrà essere presa dal plenum del Csmorgano chiamato a dirimere la questione dopo le due delibere contrapposte.
Il voto della terza commissione e le posizioni dei commissari
Il risultato del voto è netto nei numeri: 4 consiglieri si sono schierati a favore del collocamento fuori ruolo, mentre 2 hanno optato per il ricollocamento in ruolo. Tra i favorevoli figurano il presidente Marcello Basilico e i consiglieri Tullio MorelloRoberto D’Auria e Maria Luisa Mazzola. Contrarie alla consulenza sono state le consigliere laiche in quota centrodestra Daniela Bianchini e Isabella Bertoliniche hanno sostenuto il rientro in ruolo di Emiliano al Tribunale di Benevento, condizionando il parere favorevole al visto del consiglio giudiziario sul passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti.
Contesto delle votazioni e precedenti richieste
Dal gennaio scorsoquando Emiliano ha concluso il suo mandato regionale, la vicenda ha accumulato tappe burocratiche: la terza commissione aveva già respinto in passato richieste della Regione Puglia relative a un’ulteriore aspettativa per incarichi di consulenza. Inoltre, era arrivato un parere negativo su una proposta di aspettativa per una consulenza alla presidenza della Regione, mostrando che la pratica ha subito più valutazioni e respingimenti nel tempo.
Le argomentazioni portate da Michele Emiliano in audizione
Nel corso dell’audizione Emiliano ha assunto un atteggiamento conciliatorio ma deciso: ha dichiarato «Mi rimetto alla volontà del Csm», ma ha anche spiegato le ragioni a favore della propria posizione. Ha richiamato la peculiarità del suo caso, sottolineando che è «fuori ruolo da 22 anni» e che, quindi, a suo avviso non si applicherebbero in modo automatico alcune norme recenti sulla ricollocazione dei magistrati rientranti dalla politica.
Emiliano ha aggiunto che ama la magistratura e che sarebbe felice di tornare a indossare la toga, come ha affermato con le parole «Amo la magistratura, sono felice di tornare a indossare la toga». Al tempo stesso ha avvertito che il ritorno alle funzioni requirenti potrebbe costituire «un danno incalcolabile», dal momento che la sua figura pubblica e il ruolo politico potrebbero produrre tensioni nella percezione pubblica dell’azione penale.
La proposta di consulenza al Senato
Sulla richiesta di collaborazione con la commissione speciale d’inchiesta del Senato sulla sicurezza sul lavoroEmiliano ha motivato la disponibilità con l’esperienza maturata come governatore e con il coinvolgimento nella legislazione regionale sul contrasto al caporalato: «Potrei dare il mio contributo di conoscenza diretta», ha detto, riferendosi a competenze concrete acquisite sul territorio. La commissione del Senato è presieduta da Tino Magnima Emiliano ha precisato di non aver mai avuto contatti diretti con lui sul punto.
La valutazione della terza commissione ha quindi prodotto due delibere contrapposte: una che favorisce il collocamento fuori ruolo come consulente parlamentare e l’altra che prefigura il rientro in ruolo come giudice a Benevento. Ora la palla passa al plenum del Csmchiamato a sciogliere il nodo procedurale e di merito.
Il quadro istituzionale e i prossimi passi
Dopo il voto in commissione, l’istruttoria verrà completata con la discussione in plenum, dove sarà determinante raccogliere valutazioni sulla compatibilità normativa e sugli effetti istituzionali del ritorno in servizio o della permanenza fuori ruolo. Resta aperto il dibattito su come interpretare le norme recenti in presenza di un caso che lo stesso interessato definisce «caso unico» per la durata dell’assenza dai ruoli.
Qualunque sarà la decisione finale del plenum, la vicenda rimane un esempio di come questioni di equilibrio tra carriere politiche e funzioni giudiziarie possano generare divisioni anche all’interno degli organi di autogoverno della magistratura.


