La vicenda di Nessy Guerra, la donna italiana bloccata in Egitto con la figlia di tre anni, continua a suscitare preoccupazione e mobilitazione internazionale. Dopo mesi di tensioni e minacce da parte dell’ex marito, Tamer Hamouda, si è tenuta una nuova udienza cruciale per l’affidamento della minore, mentre emergono nuove minacce rivolte al viceconsole italiano a Hurghada.
La situazione di Nessy Guerra, originaria di Sanremo, è diventata un caso diplomatico che ha coinvolto istituzioni italiane ed europee. La donna, condannata in Egitto per adulterio, un reato abolito in Italia dal 1968, vive nascosta e non può lasciare il paese a causa di un divieto di espatrio imposto sulla figlia.
L’udienza per l’affidamento e le nuove minacce
L’ultima udienza per l’affidamento della bambina ha visto un momento inatteso: la madre di Tamer Hamouda ha sottoscritto un documento che riconosce la possibilità di affidare la minore alla nonna materna di Nessy. Questo sviluppo, se confermato, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella lunga battaglia legale. Tuttavia, l’udienza è stata caratterizzata da momenti di forte tensione, con l’ex marito che ha contestato il traduttore e i giudici, arrivando a proporre il ritiro delle denunce contro Nessy in cambio dell’affidamento della bambina.
Intanto, le minacce di Tamer Hamouda si sono estese al viceconsole onorario italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Secondo quanto riferito, Hamouda avrebbe minacciato il funzionario dicendo: «Ti faccio sparare alle gambe». La frase, pronunciata dopo una richiesta di denaro e alla vigilia dell’udienza sull’affidamento, è stata segnalata dall’ambasciata italiana alle autorità egiziane. L’avvocata di Nessy, Agata Armanetti, ha chiesto provvedimenti immediati e un rimpatrio per motivi di sicurezza, sostenendo che la situazione sia ormai fuori dalla sola dimensione processuale.
La mobilitazione internazionale e il coinvolgimento delle istituzioni
La vicenda di Nessy Guerra ha assunto una dimensione sempre più ampia, coinvolgendo istituzioni italiane ed europee. A Sanremo è nato un comitato di solidarietà per riportare in Italia Nessy e la figlia, mentre una petizione online ha raccolto oltre 32mila firme. Il caso è arrivato alla Camera dei deputati con una conferenza stampa dedicata e alla Commissione europea, dove gli eurodeputati Ilaria Salis, Benedetta Scuderi e Brando Benifei hanno annunciato un’interrogazione scritta per garantire i diritti della cittadina italiana e della minore.
L’Ambasciata d’Italia al Cairo e la rete consolare hanno seguito da mesi la vicenda, fornendo assistenza legale, protezione e sostegno a Nessy e alla figlia. Tuttavia, le autorità egiziane non hanno ancora autorizzato l’uscita dal paese della bambina, sulla quale il padre ha fatto imporre un divieto di espatrio. La Farnesina ha ricordato che il caso è seguito con attenzione, ma la situazione rimane complessa e delicata.
Le condanne e le denunce incrociate
La condanna per adulterio contro Nessy Guerra è stata confermata in appello in Egitto il 28 aprile, dopo la sentenza di primo grado del 19 febbraio. Questa condanna, basata su un reato che in Italia non esiste più dal 1968, ha ulteriormente complicato la situazione. Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano, è stato denunciato alla polizia egiziana dal console onorario d’Italia ad Hurghada per minacce e tentativo di aggressione.
Le denunce incrociate e le minacce hanno reso la situazione sempre più tesa. L’avvocato egiziano di Nessy, Ahmed Mandoer, ha insistito sulla natura strumentale delle accuse mosse contro la sua assistita. La decisione definitiva sull’affidamento della bambina è ancora in sospeso, con il giudice che dovrebbe stabilire se pronunciare la sentenza o fissare una nuova udienza.
La vicenda di Nessy Guerra e della sua bambina continua a essere un caso complesso e delicato, che coinvolge non solo aspetti legali ma anche diplomatici e umani. La speranza è che la nuova udienza possa rappresentare un passo verso una soluzione che garantisca la sicurezza e il benessere della madre e della figlia.



