Negli istituti statali italiani si è verificato, nell’ultimo decennio, un aumento marcato dei posti di sostegno assegnati con contratti temporanei. I dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito mostrano come le cattedre autorizzate in derogacioè concordate annualmente per rispondere alle esigenze degli alunni con disabilità ma formalmente temporanee, siano cresciute da 33.371 nell’anno scolastico 2015/2016 a 125.462 nel 2026/2026. Questo incremento del 276% è al centro di un dibattito che unisce questioni di diritto allo studio, continuità didattica e condizioni di lavoro dei docenti.
Crescita numerica e impatto sulla continuità educativa
Il fenomeno non è episodico: in dieci anni si sono aggiunti oltre 92mila posti precari, con una media di circa 9-10mila nuove assegnazioni all’anno. Tale dinamica ha ripercussioni evidenti sulla vita scolastica degli studenti con disabilità: su un totale di circa 350mila alunni con disabilità nelle scuole statali, almeno 125mila hanno avuto un insegnante di sostegno diverso rispetto all’anno precedente. Questo dato rimarrebbe ancora più elevato senza la misura che ha permesso la conferma di circa 46mila supplenti su richiesta delle famiglie, una procedura introdotta dal ministro Giuseppe Valditara per contenere la perdita di continuità didattica.
La natura «temporanea» delle cattedre e il paradosso
Queste cattedre, pur essendo autorizzate ogni anno perché necessarie, restano classificate come in deroga e quindi non trasformabili in posti stabili dell’organico. Come osservato nello studio, “il paradosso è che queste cattedre non hanno nulla di occasionale“: esistono con regolarità e aumentano, ma la normativa le considera comunque temporanee. La conseguenza pratica è l’ampliamento del precariato all’interno del sostegno, con effetti negativi sulla qualità dell’insegnamento e sulla possibilità per gli alunni di costruire percorsi educativi continui e coerenti.
Disomogeneità territoriale: Sicilia e Lombardia a confronto
La diffusione dei posti in deroga presenta rilevanti differenze regionali. Il Mezzogiorno raccoglie oltre il 36% del totale nazionale dei posti in deroga nel 2026/2026, ma il caso più eclatante è la Siciliadove le cattedre sono passate da 1.383 nel 2015/2016 a 12.359 nel 2026/2026, segnando un aumento del 794%. Anche la Lombardia ha registrato una crescita significativa, pur più contenuta, con un incremento del 146% nello stesso arco temporale. Queste variazioni mostrano come la distribuzione del personale di sostegno dipenda sia dalle procedure di autorizzazione sia dalle specificità locali delle iscrizioni e dei bisogni educativi.
Conseguenze per studenti e famiglie
La frequente rotazione degli insegnanti di sostegno complica la prosecuzione dei progetti educativi personalizzati e può tradursi in un peggioramento della qualità del servizio per gli studenti con bisogni complessi. A questo si aggiunge l’elemento della preparazione: non tutti i docenti assegnati con contratto a tempo determinato possiedono una specializzazione specifica sul sostegno, un fattore che influisce sulla capacità di rispondere adeguatamente alle esigenze individuali.
La situazione descritta non è soltanto una questione di numeri: rappresenta un problema strutturale per il sistema educativo che riflette tensioni tra norme, risorse e organizzazione del lavoro scolastico. Le cifre ufficiali, le percentuali di crescita e le differenze regionali tracciano un quadro chiaro e misurabile della trasformazione in atto, sottolineando la rilevanza delle scelte amministrative e legislative sul tema del sostegno.
Nel dibattito pubblico compaiono anche istanze professionali ed esperte: la mancanza di continuità e la frequente assenza di competenze specifiche sono interpretate come cause di emarginazione educativa per alcuni alunni con disabilità, che possono essere involontariamente isolati o collocati in percorsi differenziati rispetto ai loro coetanei. L’insieme dei dati e delle testimonianze evidenzia come la gestione delle cattedre in deroga rappresenti una leva critica per la qualità del diritto allo studio in Italia.



