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Controlli obbligati su olio “100% italiano” a prezzo stracciato in Puglia

Andria allerta sull’olio “100% italiano” a prezzo stracciato: la sindaca richiede controlli urgenti per tutelare agricoltura e consumatori

Controlli obbligati su olio “100% italiano” a prezzo stracciato in Puglia

Il comparto olivicolo pugliese sta attraversando una fase critica: produttori e frantoiani organizzano manifestazioni per denunciare quello che definiscono concorrenza sleale. Al centro della polemica vi è la diffusione, nei grandi ipermercati, di bottiglie di olio extravergine contrassegnate con la dicitura “100% italiano” ma vendute a prezzi nettamente inferiori rispetto al mercato tradizionale.

La missiva della sindaca di Andria alla ASL BT

Il 14 ottobre 2026 l’avv. Giovanna Bruno, sindaca di Andria, ha inviato una lettera al Direttore Generale dell’ASL BT, Alessandro Di Bello, chiedendo un intensificare i controlli sui prodotti in vendita. Nella comunicazione, la prima cittadina ricorda la difficile situazione della filiera locale, evidenziando come la presenza sullo scaffale di olio a prezzo molto ridotto, se confermata, possa penalizzare gravemente le imprese del territorio e minare la fiducia dei consumatori nella produzione simbolo dell’agroalimentare italiano.

Richiesta di verifiche straordinarie

Bruno sollecita la ASL a disporre, tramite i propri servizi competenti, verifiche straordinarie volte a confrontare le informazioni riportate sull’etichetta con le reali caratteristiche del prodotto. In particolare, l’attenzione è posta su tre aspetti: la reale origine dell’olio, la corretta classificazione merceologica e la coerenza delle indicazioni presenti sulla confezione.

Le evidenze scientifiche sull’origine dell’olio etichettato “100% italiano”

Recenti studi condotti dall’Università di Bari hanno dimostrato che, in alcuni campioni commercializzati come prodotti di origine europea si sono riscontrate tracce di varietà di olive tipiche del Nord-Africa, in particolare della Tunisia e dell’Algeria. La ricerca, pubblicata sulla rivista Foods si è basata sull’analisi dei microsatelliti marcatori genetici capaci di ricostruire la provenienza delle olive anche quando queste vengono miscelate.

Differenze tra dichiarazione di origine e realtà genetica

Su un campione di 28 bottiglie, le analisi hanno evidenziato che, mentre in alcuni casi la dichiarazione sull’etichetta corrispondeva alle varietà individuate, in altri si sono rilevate discrepanze: oli indicati come “extravergine 100% italiano” contenevano DNA riconducibile a varietà tipiche di paesi extra-UE. La presenza di varietà diffuse in più nazioni, come il Leccino può creare ambiguità, ma la rilevazione di cultivar tipicamente tunisine o algerine costituisce un forte indizio di frode etichettistica.

Azioni concrete: collaborazione tra ASL, Polizia locale e Nucleo di Polizia Annonnaria

La sindaca ha offerto il supporto del Nucleo di Polizia Annonnaria della Polizia Locale per effettuare controlli congiunti presso i punti vendita e per assistere i tecnici dell’Azienda sanitaria nelle attività di campionamento. Questa sinergia tra amministrazione comunale, sanità pubblica e forze dell’ordine intende garantire una tracciabilità completa del prodotto dall’origine alla tavola.

Obiettivi delle verifiche

Le ispezioni mireranno a:

  • Confermare o smentire la corrispondenza tra la dicitura “100% italiano” e la reale provenienza delle olive;
  • Valutare la corretta classificazione di olio extravergine rispetto a eventuali miscele con oli di qualità inferiore;
  • Verificare la conformità dei prezzi rispetto ai costi di produzione locali, evitando pratiche di concorrenza sleale.

In caso di irregolarità, le autorità potranno adottare provvedimenti amministrativi o penali, garantendo che le bottiglie vendute con la dicitura “100% italiano” siano realmente prodotte interamente in Italia.

Riflessioni finali sulla tutela del Made in Italy

Il caso di Andria mette in luce un problema più ampio: la necessità di trasparenza e tracciabilità nella filiera dell’olio d’oliva, prodotto simbolo del patrimonio gastronomico italiano. Consumatori, produttori e istituzioni devono collaborare per evitare che prezzi troppo allettanti nascondano origini straniere, garantendo così la qualità e la reputazione del Made in Italy nel mercato nazionale ed internazionale.

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