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Controversia sulla grazia a Nicole Minetti: le parole di Marco Travaglio

Marco Travaglio ha criticato la Procura Generale di Milano in un'intervista a La7 riguardo alla grazia concessa a Nicole Minetti, sostenendo l'esistenza di testimonianze che contraddicono il parere favorevole; la Procura ha invece confermato un supplemento di indagine e la chiusura del caso rispetto alle sue competenze.

Controversia sulla grazia a Nicole Minetti: le parole di Marco Travaglio

Negli ultimi giorni la discussione pubblica si è concentrata sulla grazia concessa a Nicole Minetti e sulle interpretazioni divergenti tra la direzione di un quotidiano e la Procura Generale di Milano. In un intervento televisivo a La7durante il programma Otto e mezzoMarco Travaglio ha attaccato la decisione della magistratura e ha annunciato che non si darà per vinto nel raccontare la vicenda.

La Procura Generale di Milano ha tuttavia reso noto un proprio orientamento: è stato effettuato un supplemento di attività che, secondo l’ente, rileva che «risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito». Questo passaggio istituisce il quadro formale della controversia.

Le dichiarazioni di Marco Travaglio a La7 e le sue motivazioni

Nel corso della trasmissione, Travaglio ha riassunto la propria posizione sostenendo che il suo giornale aveva documentato elementi che, a suo avviso, mettevano in discussione i presupposti della grazia. Ha ricordato di aver pubblicato interviste a testimoni che, secondo lui, «smontano punto per punto il parere della procura di Milano favorevole alla grazia». Travaglio ha inoltre affermato: «La procura non può accusare il Fatto Quotidiano di falso, è diffamazione», sottolineando la volontà di reagire sul piano legale se non dovessero arrivare rettifiche o scuse: «Quella cosa lì se la rimangiano e chiedono scusa, altrimenti li denunciamo».

Le due chiavi della critica pubblica

Secondo la linea espressa dal giornalista, le contestazioni principali riguardano due presupposti della decisione di grazia: in primo luogo la presunta trasformazione della vita personale di Nicole Minetti dopo la morte di Berlusconie in secondo luogo l’affermazione che «il bambino poteva essere curato solo all’estero». Travaglio ha sostenuto che le interviste raccolte dal suo team non sono state prese in considerazione dalla magistratura e che ciò rappresenta un elemento di grave incompletezza investigativa.

La reazione istituzionale e le implicazioni legali

La nota della Procura Generale di Milano chiude formalmente la questione rispetto alle competenze del Presidente della Repubblica, del Ministero della giustizia e della stessa Procura, ma non spegne la controversia pubblica. Dalla Procura è emersa la ricostruzione secondo cui il supplemento di attività aveva verificato la solidità del quadro probatorio già acquisito e non aveva trovato elementi contrari alle conclusioni precedenti.

Dal punto di vista processuale e mediatico, la vicenda ha generato anche minacce di contenziosi civili: i legali di Nicole Minetti hanno preannunciato una richiesta di risarcimento definita «monstre»; d’altra parte Travaglio ha replicato ipotizzando che chi avvia richieste milionarie spesso non ottenga poi quanto richiesto, osservando che «chi chiede cifre di questo tipo in genere finisce per sborsare soldi e non li riceve».

Interventi di commentatori e il dibattito pubblico a Torino

Nei giorni successivi alla pubblicazione dei fatti, altri commentatori hanno preso posizione sul tema, mettendo in luce la difficoltà di stabilire una verità definitiva nel contesto di dichiarazioni contrapposte. Un intervento giornalistico pubblicato il 5 giugno 2026 ha osservato la dinamica del confronto mediatico tra esponenti di testate e commentatori nazionali, citando l’intervento in televisione di Aldo Cazzullo e il ruolo dell’editore Urbano Cairo nel panorama dell’informazione, nonché la moderazione di Lilli Gruber. Questa cornice ha contribuito a trasformare il caso in un tema largamente dibattuto anche a livello regionale e cittadino, tra Milano e Torino.

Il dibattito resta acceso: da un lato, la Procura mantiene la sua valutazione istituzionale; dall’altro, la parte giornalistica insiste sul valore delle testimonianze raccolte e sulla necessità di vederle ascoltate. Le frasi citate più volte nei giorni della polemica hanno assunto valore di slogan mediatico e hanno alimentato repliche pubbliche e ipotesi di azioni legali.

La situazione rimane fluida sul piano mediatico e giudiziario, con passaggi già registrati il 4 giugno 2026 e ulteriori commenti e analisi circolati il 5 giugno 2026. Resta centrale il ruolo della Procura Generale di Milano nella definizione del quadro probatorio e il contrasto tra la ricostruzione istituzionale e le ricostruzioni investigative condotte da organi d’informazione.

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