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Daraxonrasib: raddoppio della sopravvivenza mediana nel tumore del pancreas

Un farmaco sperimentale orale sviluppato da Revolution Medicine ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana nei pazienti con tumore del pancreas metastatico in uno studio su 500 pazienti; la Food and Drug Administration ha autorizzato l'uso fuori dagli studi clinici mentre si valuta l'approvazione accelerata.

Daraxonrasib: raddoppio della sopravvivenza mediana nel tumore del pancreas

Un nuovo trattamento orale mirato ha mostrato risultati che gli oncologi definiscono rivoluzionari per il tumore del pancreas. Presentati il 31 maggio 2026 a Chicago durante il meeting dell’American Society of Clinical Oncology e pubblicati sul New England Journal of Medicine i dati del trial di fase 3 RASolute 302 indicano che la terapia sperimentale daraxonrasib sviluppata da Revolution Medicine ha portato la sopravvivenza mediana da 6,7 mesi a 13,2 mesi in pazienti con malattia metastatica già trattati con una linea di chemioterapia.

Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti e ha confrontato daraxonrasib con una chemioterapia scelta dall’investigator. I risultati includono non solo il raddoppio della sopravvivenza mediana, ma anche un aumento significativo della sopravvivenza a un anno e una riduzione degli eventi avversi gravi rispetto alla chemioterapia di confronto.

Dettagli dello studio e impatto sui pazienti

Nel trial RASolute 302, condotto su pazienti con tumore del pancreas metastatico precedentemente trattati, il gruppo trattato con daraxonrasib ha raggiunto una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi del braccio di confronto. Questo effetto si è accompagnato a un aumento della quota di pazienti vivi a 12 mesi e a una maggiore probabilità di controllo della malattia. Il farmaco si rivolge alle alterazioni del gene KRAS presenti in circa il 90% dei casi di cancro al pancreas, bloccando lo stato attivo della proteina che guida la proliferazione tumorale.

Profilo di tollerabilità e dati numerici

Gli eventi avversi gravi sono stati riportati nel 43,6% dei pazienti trattati con daraxonrasib, valore inferiore rispetto al tasso osservato nel gruppo chemioterapia. Reazioni come eczema, infiammazione e ulcere della bocca, nausea e diarrea sono comparse nel 86,3% dei casi totali del braccio sperimentale. La sospensione per tossicità è stata rara: solo l’1,2% dei pazienti trattati con daraxonrasib ha interrotto lo studio per effetti collaterali, contro l’11,2% nel gruppo chemioterapico.

Dichiarazioni dei ricercatori e conseguenze regolatorie

I principali autori clinici dello studio includono medici delle istituzioni coinvolte: il dottor Zev Weinberg dell’University of California, Los Angeles il dottor Brian Wolpin del Dana-Farber Cancer Institute e il dottor Shubham Pant del Cancer Center della University of Texas. Il dottor Weinberg ha commentato che, “sebbene non offra una cura completa per il cancro, rappresenta un grande passo avanti” una valutazione che sintetizza l’entità del risultato senza sovrastimarne le potenzialità curative. Il dottor Wolpin ha definito i dati in grado di modificare la percezione clinica e di ricerca sul trattamento del tumore pancreatico, mentre la dott.ssa Rakhna Shroff dell’University of Arizona Cancer Center ha sottolineato come lo studio cambi il panorama per i pazienti con mutazioni KRAS.

In seguito alla pubblicazione dei dati, la Food and Drug Administration ha autorizzato la somministrazione di daraxonrasib a pazienti in fase avanzata non arruolati in studi clinici e sta valutando la richiesta di immissione in commercio con procedure accelerate. Revolution Medicine ha annunciato l’intenzione di espandere gli studi anche a pazienti in fase iniziale e in combinazione con altre terapie.

Testimonianze cliniche e prospettive pratiche

Dal punto di vista dell’esperienza clinica, il dottor Shubham Pant ha raccontato che numerosi pazienti hanno ripreso attività quotidiane e ridotto l’uso di antidolorifici già dopo poche settimane dall’inizio del trattamento: “Ho molti pazienti così”. Questo risvolto sottolinea l’impatto sulla qualità di vita oltre alla mera estensione della sopravvivenza mediana.

La comunità oncologica internazionale, rappresentata anche dalla partecipazione della dott.ssa Lorenza Rimassa dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas valuta questi risultati come un punto di svolta potenziale, pur ribadendo la necessità di ulteriori conferme e di valutazioni regolatorie prima di una diffusione estesa nella pratica clinica.

Pur non essendo una panacea, il farmaco apre nuove strade terapeutiche e di ricerca per il tumore del pancreas, una patologia notoriamente aggressiva e spesso diagnosticata in fase avanzata.

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