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Impianti cocleari e Abi: le rivoluzionarie tecnologie che restituiscono il suono

Due storie di speranza arrivano da Parma e Bari, dove pazienti di diverse età hanno ritrovato l'udito grazie a interventi all'avanguardia

Impianti cocleari e Abi: le rivoluzionarie tecnologie che restituiscono il suono

La capacità di sentire è un dono prezioso che spesso diamo per scontato. Per alcuni, però, la possibilità di riacquistare l’udito rappresenta una vera e propria rinascita. Due storie recenti, provenienti da Parma e Bari, dimostrano come la medicina stia facendo passi da gigante in questo campo.

In Emilia-Romagna, un bambino di tre anni ha potuto tornare a vivere una vita normale grazie all’intervento dei medici dell’Ospedale Maggiore di Parma. La sua storia inizia due anni fa, quando i genitori si sono rivolti agli specialisti per una malformazione congenita dell’orecchio interno che aveva reso il piccolo completamente sordo.

L’intervento rivoluzionario a Parma

Il percorso di cura del bambino non si è limitato all’intervento chirurgico. È stata una presa in carico completa che ha coinvolto diagnosi, valutazione audiologica, impianto cocleare e un lavoro di squadra tra audiometristi e logopedisti. Oggi, a due anni dall’operazione, il piccolo vive pienamente la sua quotidianità.

“L’intervento è solo una parte del percorso”, spiega il dottor Enrico Pasanisi primario del reparto di Otorinolaringoiatria e del Dipartimento Testa-collo. “La presa in carico deve accompagnare il paziente dalla diagnosi alla scelta del trattamento, dall’intervento alla riabilitazione. Nel caso dei bambini questo lavoro di squadra è ancora più importante.”

L’Ospedale Maggiore di Parma è un punto di riferimento nazionale per gli impianti cocleari, con 40-50 interventi all’anno. Quasi il 40% dei pazienti proviene da fuori provincia o regione, e i dati Agenas collocano l’hub di Parma ai vertici tra le strutture pubbliche.

La scuola chirurgica di Parma

La chirurgia dell’orecchio richiede una preparazione particolare, data la delicatezza della zona. “L’orecchio è un vero crocevia di strutture importanti per la faccia e per il cervello”, sottolinea il dottor Filippo Di Lella. “Per questo servono una conoscenza anatomica approfondita, esperienza e la capacità di lavorare insieme ad altre specialità quando il caso lo richiede.”

La tradizione chirurgica di Parma risale al professor Carlo Zini e oggi è portata avanti da una squadra di specialisti che continuano a formarsi e a evolvere. Dal reparto escono interventi che spaziano dalla microchirurgia otologica all’otoneurochirurgia, fino ai percorsi dedicati ai pazienti con sordità complessa.

L’innovazione a Bari: l’Abi per una giovane paziente

A Bari, una giovane di 18 anni ha ritrovato l’udito grazie a un intervento innovativo eseguito al Policlinico di Bari. La ragazza era affetta da neurofibromatosi di tipo 2 una rara patologia genetica che le aveva provocato la perdita completa dell’udito.

L’intervento, durato circa otto ore, ha visto la collaborazione tra le équipe di Neurochirurgia e Otorinolaringoiatria, guidate rispettivamente dai professori Francesco Signorelli e Nicola Quaranta. Durante l’operazione, i medici hanno rimosso un tumore benigno originato dal nervo vestibolare e hanno impiantato un Abi un dispositivo che trasmette gli stimoli sonori direttamente al tronco encefalico.

“Si tratta di una procedura ad altissima specializzazione, eseguita in pochissimi centri in Italia”, ha sottolineato Antonio Sanguedolce direttore generale del Policlinico di Bari. “Richiede competenze professionali elevate e un forte lavoro multidisciplinare.”

La riabilitazione e i primi suoni

Dopo l’intervento, è iniziata la fase di attivazione e regolazione dell’impianto. Attraverso un software collegato al processore esterno, gli specialisti hanno inviato progressivamente differenti stimoli agli elettrodi posizionati sul tronco encefalico. Durante le prime sedute, la ragazza è riuscita a percepire nuovamente alcuni suoni.

“La paziente ha avuto un’ottima risposta alla prima attivazione dell’impianto”, ha spiegato la professoressa Alessandra Murri dell’Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari. “Adesso comincia un percorso di riabilitazione e di regolazione progressiva del dispositivo.”

Queste due storie dimostrano come la medicina stia facendo passi da gigante nel campo della riabilitazione uditiva. Grazie a tecnologie avanzate e a équipe specializzate, sempre più persone possono sperare di ritrovare il dono del suono.

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