Un provvedimento giudiziario ha sostituito le misure interdittive inizialmente ipotizzate e ha portato al commissariamento giudiziale del Consorzio Asi di Bari e della società partecipata Asi spacoinvolti nell’inchiesta sul presunto inquinamento delle acque di falda nel comprensorio Asi del Comune di Molfetta. Tra le misure adottate figurano nomine di commissari, sequestri di pozzi e l’imposizione di amministrazioni giudiziarie per aziende operanti nell’area industriale.
Elementi principali dell’inchiesta e provvedimenti eseguiti
Le indagini coordinate dalla Procura di Trani e svolte con il supporto del Nucleo Speciale d’Intervento della Guardia Costiera hanno portato, il 12 maggioal sequestro di 11 pozzi disperdenti e di 17 aziendeaffidate ad amministratori giudiziari. Complessivamente risultano indagate 44 persone fisiche e 28 persone giuridiche, con contestazioni che vanno dal disastro ambientale colposo allo scarico illecito di reflui industriali.
Denunce specifiche e ruolo degli enti
Secondo gli accertamenti, il presunto inquinamento sarebbe riconducibile all’utilizzo di pozzi disperdenti non autorizzati che avrebbero convogliato reflui direttamente nella falda, oltre agli sversamenti delle acque meteoriche di dilavamento dell’intero comprensorio. L’inchiesta contesta che il Consorzio avrebbe immesso tali acque senza alcuna preventiva depurazione, determinando la presenza nel sottosuolo di sostanze come arsenico, zinco, cadmio e nichel.
Dimissioni, revoche di misure cautelari e nomine dei commissari
Nei giorni precedenti al commissariamento si sono registrate le dimissioni del presidente del CdA del Consorzio e di quello della Spa, oltre a quelle di gran parte dei consigli di amministrazione. Queste dimissioni hanno contribuito a rendere necessaria l’individuazione dei nuovi rappresentanti per l’esecuzione del provvedimento. Contestualmente, la Procura ha revocato alcune richieste cautelari: il pm Marco Gambardella ha ritirato le richieste di arresti domiciliari nei confronti di Domenico Mariani (direttore generale del Consorzio e di Asi spa) e di Pierluca Macchia (responsabile tecnico di Asi spa), difesi dagli avvocati indicati nei fascicoli processuali.
Esiti dei provvedimenti individuali
Altre richieste cautelari, come l’interdizione per Pierluigi Vulcano e Giuseppe Riccardisono state anch’esse revocate. Una misura cautelare era rimasta pendente soltanto per Giampiero Di Lelladirigente del servizio Tutela dell’ambiente della Città metropolitana, ma la gip Lucia Altamura ha rigettato la richiesta per mancanza di esigenze cautelari, segnalando il trasferimento dell’interessato a un diverso ufficio.
Esecuzione del commissariamento e valore dei beni coinvolti
La misura di commissariamento è stata materialmente eseguita dal personale della Guardia Costierache ha provveduto anche all’individuazione degli attuali rappresentanti degli enti dopo le dimissioni dei vertici. Sono stati nominati commissari Antonio Ricci e Gaetano Mirabella per assumere la gestione temporanea del Consorzio e della società partecipata. Il valore complessivo dei beni mobili e immobili sottoposti a commissariamento è stimato in circa 100 milioni di euro.
Il commissariamento si somma ad altri 22 provvedimenti cautelari già eseguiti nelle settimane precedenti, che hanno interessato sequestri e l’imposizione di amministrazioni giudiziarie su imprese presenti nella stessa area industriale. Il quadro investigativo comprende dirigenti e funzionari del Consorzio, del Settore Ambiente della Città metropolitana di Bari, del Comune di Molfetta e titolari di imprese con sede anche in altre regioni.
Impatto ambientale accertato
Le analisi effettuate durante le indagini hanno evidenziato la contaminazione della falda con metalli pesanti e elementi tossici, in particolare arsenicozincocadmio e nichel. Gli inquirenti ritengono che la contaminazione sia stata favorita dall’immissione nei pozzi disperdenti degli scarichi industriali e dalle acque meteoriche di dilavamento non adeguatamente trattate.
Resta fermo il principio della presunzione di innocenza per tutte le persone e gli enti indagati fino a eventuale sentenza definitiva. Le indagini proseguono per chiarire responsabilità e dinamiche precise degli sversamenti che hanno portato al sequestro dei pozzi e alle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria.


