Un’analisi congiunta tra la società leccese e lo studio spagnolo Spascat Technologies ha messo in luce un fenomeno preoccupante lungo la linea costiera della Puglia. Utilizzando le immagini del satellite europeo Copernicus sono state confrontate più di 10.500 celle di 100 × 100 metri ciascuna, coprendo i circa 900 chilometri di litorale regionale. I risultati mostrano che il 51 % del tratto osservato registra oscillazioni della riva di almeno tre metri, mentre nel 17 % le variazioni superano i sei metri.
Oscillazioni della linea di riva: i dati del report
Le misurazioni, integrate con atti amministrativi e informazioni catastali, evidenziano una dinamica settimanale delle linee costiere. Come spiega Angelo Giulio Guerrieri co-fondatore di Coste360, le fluttuazioni osservate si verificano con una frequenza tipica di una settimana. Tra le zone più colpite spicca il tratto che si estende da Bari a Barletta; in particolare Giovinazzo, Bisceglie e Molfetta mostrano valori di oscillazione superiori ai sei metri in oltre il 70 % del loro litorale.
Esempi di ritiri drastici a Ugento
Nel comune di Ugento la località di Torre Mozza ha registrato un arretramento significativo della sabbia negli ultimi mesi. Alcuni punti di costa hanno perso ben 15 metri di arenile, un fenomeno che rende impossibile l’utilizzo di quei tratti per le tradizionali concessioni demaniali. Quando la riva si ritira, gli stabilimenti balneari possono venire spazzati via dalle mareggiate, generando richieste di ristoro e rinegoziazione dei diritti di utilizzo.
L’indice di vulnerabilità costiera (CVI) e la sua costruzione
Il progetto Limen360 finanziato dal Copernicus Marine Service National Collaboration Programme ha tradotto tutti questi dati in un indice di vulnerabilità costiera (CVI). L’indice assegna a ciascuna cella un valore compreso tra 0 e 1, ottenuto facendo la media aritmetica di otto variabili ambientali e socio-economiche. Nessuna variabile è ponderata in modo arbitrario: tutti i fattori hanno lo stesso peso, consentendo di visualizzare rapidamente le aree più a rischio.
Variabili che compongono l’indice
Le quattro variabili fisiche riguardano la geomorfologia (da falesie resistenti a spiagge vulnerabili), l’altezza del suolo a monte della riva (da 15 m a 0 m), l’altezza significativa delle onde (da 1,5 m a 4,5 m) e l’anomalia del livello del mare (da 0,11 m a 0,15 m). Le quattro variabili socio-economiche includono l’uso del suolo (da rocce nude a città e porti), la densità abitativa (0-1 000 abitanti per km²), il valore di habitat Natura 2000 e altri indicatori di conservazione. Quando in una cella confluiscono più classi, si considera quella con l’impatto maggiore.
Impatto sulle concessioni demaniali e sulle amministrazioni locali
Il valore più alto di CVI registrato è 0,73, rilevato a Zapponeta contro una media regionale di 0,43. Tale punteggio indica che il tratto è estremamente vulnerabile, con ripercussioni dirette sulla gestione delle concessioni balneari. I comuni possono ora utilizzare la mappa interattiva – disponibile gratuitamente previa registrazione – per consultare il valore preciso di ciascuna cella, verificare le otto variabili e pianificare interventi di difesa costiera o adeguare i piani urbanistici.
Conoscere con precisione dove la riva si sta ritirando permette di anticipare le richieste di ristoro, di tutelare gli investimenti turistici e di conformarsi alle direttive europee in materia di acque e biodiversità.



