Una donna di 59 anni, Stefania Verardi di Lecce, è deceduta dopo aver subito un arresto cardiaco durante un intervento per la rimozione delle protesi al seno. L’operazione era stata eseguita in una clinica privata di medicina estetica situata a Scorrano il 2 luglio. Le condizioni della paziente sono apparse da subito particolarmente critiche e si è reso necessario il trasferimento in strutture ospedaliere più attrezzate.
La vicenda ha portato all’apertura di una inchiesta della Procura di Lecce che ha iscritto nel registro degli indagati tre persone appartenenti al personale sanitario della clinica. Sul caso stanno indagando i Carabinieri e la salma è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa degli accertamenti disposti, tra cui l’autopsia che dovrà chiarire cause e dinamica dell’evento.
Sequenza degli eventi clinici e ricoveri
Secondo gli elementi verificati, l’intervento di rimozione delle protesi si è svolto il 2 luglio presso la clinica di Scorrano. Durante la procedura la paziente ha accusato un malore che è degenerato in arresto cardiaco. Inizialmente è stata assistita presso il reparto di rianimazione dell’ospedale locale, dove le condizioni sono state giudicate immediatamente gravi e successivamente è stata trasferita al DEA Fazzi dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce per ricevimenti di maggiore intensità terapeutica.
Trasferimento al DEA Fazzi e decorso
Il ricovero al DEA Fazzi è avvenuto nei giorni successivi all’intervento a Scorrano. Nonostante i tentativi di stabilizzazione in terapia intensiva, la paziente è deceduta il 7 luglio 2026. La Procura ha informato che la salma è a disposizione per le prescrizioni giudiziarie e che l’autopsia sarà disposta nelle ore successive per accertare le cause del decesso e verificare eventuali responsabilità.
Inchiesta della Procura di Lecce e iscrizione di indagati
La Procura di Lecce ha avviato accertamenti formali per ricostruire le circostanze dell’operazione e del successivo arresto cardiaco. Nel registro degli indagati sono state iscritte tre persone, riconducibili al personale sanitario della clinica di Scorrano. L’iscrizione al registro non equivale a una condanna, ma rappresenta una fase preliminare delle indagini finalizzata a consentire agli inquirenti di svolgere atti istruttori, come l’esecuzione dell’autopsia e l’acquisizione di documentazione clinica.
Le indagini affidate ai Carabinieri mirano a verificare più elementi: la condotta medica durante l’intervento, eventuali reazioni a farmaci o anestetici somministrati (con particolare attenzione a eventuali reazioni allergiche), la tempestività degli interventi di emergenza e la corretta gestione del paziente nelle fasi iniziali del malore.
Aspetti procedurali e ruolo dell’autopsia
L’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria, avrà lo scopo di fornire risposte tecnico-scientifiche su cause e modalità della morte. Saranno analizzati organi, tessuti e, se ritenuto necessario, eseguiti esami tossicologici per identificare eventuali sostanze o reazioni farmacologiche che possano aver contribuito all’evento fatale. I risultati saranno cruciali per orientare le determinazioni successive della Procura.
Al momento non sono state rese pubbliche ulteriori dichiarazioni ufficiali dai soggetti coinvolti e l’attenzione degli inquirenti resta concentrata sulla ricostruzione cronologica e medica dell’intervento e del decorso postoperatorio. La vicenda ha suscitato forte preoccupazione nella comunità locale, in particolare a Lecce, città di residenza della donna.
Resta confermato che la paziente era una donna di 59 anni residente a Lecce e che l’episodio ha avuto origine in una struttura privata situata a Scorrano. Tutte le azioni giudiziarie e le verifiche mediche seguiranno il normale iter procedurale previsto per casi di decesso in contesti chirurgici, con l’obiettivo di chiarire responsabilità e cause.



