Il capoluogo pugliese si trova nuovamente sotto i riflettori per le temperature estreme che stanno caratterizzando questa estate. Il 21 luglio il Ministero della Salute ha confermato l’allerta rossa per ondata di calore, con temperature che possono raggiungere i 34 gradi e una percezione fino a 38 gradi.
Da quasi due settimane, Bari alterna livelli di allerta gialla, arancione e rossa, con distribuzioni gratuite di acqua nei quartieri più popolosi e raccomandazioni speciali per anziani e persone fragili. Ma come si collocano queste temperature rispetto al passato?
I dati storici della stazione meteorologica di Bari Palese
Le rilevazioni della stazione meteorologica di Bari Palese disponibili dal 1973 raccontano una storia interessante. Nel periodo 1961-1990 la temperatura massima assoluta registrata a Bari toccò i 42 gradi nel luglio del 1985 con una media delle massime assolute annue di quasi 38 gradi.
Il record cittadino di sempre risale al 1994 quando ad agosto il termometro salì fino a 44,8 gradi valore superato solo nel luglio 2007 con i 45,6 gradi uno dei valori più alti mai registrati in Italia da una stazione ufficiale.
Gli anni ’80: un decennio di estremi
Gli anni ’80 vengono ricordati dagli appassionati di meteorologia come un decennio estremamente eterogeneo, con inverni rigidi ma anche estati già capaci di anticipare i calori dei decenni successivi, come quella del 1982 nel sud Italia o quella del 1983.
La frequenza delle ondate di calore
Quello che è realmente cambiato, secondo le analisi climatiche disponibili, non è tanto l’esistenza di picchi estremi, presenti anche quarant’anni fa, quanto la loro frequenza. Nel ventennio 1960-1970 le incursioni dell’anticiclone nordafricano incidevano su circa il dieci per cento dei giorni estivi, un giorno ‘bollente’ ogni dieci.
Nei primi vent’anni degli anni Duemila quella percentuale è salita al venticinque per cento, un giorno estremo ogni quattro, con temperature mediamente più alte di circa due gradi rispetto al passato. In altre parole, il caldo intenso a Bari, come in altre città italiane, non è una novità del ventunesimo secolo, ma è diventato molto più frequente e più prolungato rispetto a quando i nonni di oggi erano ragazzi.
La memoria collettiva e le abitudini del passato
C’è poi un pezzo di memoria collettiva che i dati da soli non restituiscono, ed è quello delle case pugliesi di quarant’anni fa, quando l’aria condizionata era un oggetto quasi esotico, presente al massimo negli hotel o nei cinema del centro.
Le famiglie baresi si affidavano ai muri spessi delle vecchie abitazioni, alle persiane chiuse durante le ore centrali della giornata e riaperte solo al calare del sole, ai ventilatori a pale che giravano rumorosamente tutta la notte spostando aria calda da una stanza all’altra senza raffreddarla davvero.
Nei quartieri più popolari non era raro vedere materassi trascinati sui balconi nella speranza di catturare un filo di brezza marina o famiglie intere che si spostavano in cucina, la stanza più fresca della casa, per passare la sera davanti al ventilatore mentre fuori le strade si svuotavano.
Le auto di allora, quasi tutte prive di climatizzatore, trasformavano ogni viaggio verso il mare in una prova di resistenza, con i finestrini abbassati e l’asfalto che sembrava sciogliersi sotto le ruote. Un caldo diverso da quello di oggi, forse, ma non per questo meno reale.


