Il 9 luglio 2026, dopo tredici anni di attesa, è arrivata la sentenza di primo grado per l’alluvione che il 7 ottobre 2013 devastò Ginosa e Laterza, causando quattro vittime e gravi danni. Il Tribunale di Taranto ha condannato sei persone, tutte con pena sospesa, mentre 21 imputati sono stati assolti. La tragedia, che costò la vita a Chiara Moramarco, Giuseppe Bari, Rosa Pignalosa e Pino Bianculli, ha finalmente visto accertate alcune responsabilità.
Le vittime, travolte dall’acqua mentre erano in auto, hanno perso la vita a causa della furia dell’acqua che trasformò le strade in fiumi. Le piogge intense del 6 e 7 ottobre 2013 misero in crisi i bacini dei torrenti Lognone Tondo e Gravinella, riversando acqua e fango tra le case e sulle strade. Secondo i periti, una corretta manutenzione del territorio e la sistemazione idraulica dei corsi d’acqua avrebbero potuto evitare la tragedia.
Le condanne e le assoluzioni
Le condanne sono state inflitte a funzionari e dirigenti dell’Autorità di Bacino della Basilicata, ritenuti responsabili di presunte omissioni nelle attività di pianificazione e pulizia idraulica. Le pene variano da un anno a un anno e sei mesi di reclusione, tutte con pena sospesa. Tra gli assolti ci sono i vertici dell’epoca dell’Acquedotto Pugliese e i responsabili del Parco delle Gravine.
Le responsabilità accertate
Il giudice Luana Loscanna ha stabilito che i condannati, in solido con l’Autorità di Bacino della Basilicata, dovranno risarcire i danni alle parti che si erano costituite nel processo. Le accuse riguardavano una grave alterazione del territorio e dei centri abitati, con esposizione in pericolo della pubblica incolumità e danni alle infrastrutture pubbliche e private.
Tra gli assolti ci sono Gianni Florido, Luigi Armogida, Antonio Giovanni Ruggieri e Ignazio Morrone, che all’epoca ricoprivano ruoli nel Parco delle Gravine. Anche i vertici dell’Acquedotto Pugliese, tra cui Antonino Caminiti, Gualtiero Traversa e Domenico Viola, sono stati assolti. La sentenza ha inoltre rimandato gli atti alla Procura per valutare le eventuali responsabilità della Regione Puglia settore difesa del suolo.
Le vittime e le conseguenze
Le vittime dell’alluvione erano Chiara Moramarco e Giuseppe Bari, coniugi di Altamura residenti a Ginosa, Rosa Pignalosa di Ginosa e Pino Bianculli di Montescaglioso. Le accuse di omicidio colposo erano già state prescritte, ma le famiglie non si sono mai arrese nella ricerca della verità. La sentenza, pur con pene lievi, rappresenta un passo importante per la giustizia e un commosso ricordo per le vittime.
La tragedia ha causato danni alle infrastrutture pubbliche e private reti viarie, aziende e terreni agricoli. Le piogge intense e la mancanza di manutenzione hanno trasformato i torrenti in fiumi in piena, devastando tutto ciò che incontravano. La sentenza del Tribunale di Taranto chiude un capitolo doloroso, ma lascia aperta la possibilità di ulteriori indagini sulle responsabilità della Regione Puglia.



