9 Giugno 2026 🌤 27° Allerta gialla · high-temperature · fino 11 Giugno 23:59

Puglia sollecita azioni diplomatiche per il ritorno dei dieci attivisti fermati vicino a Sirte

Il Consiglio regionale della Puglia ha votato una mozione che chiede al Governo italiano di intensificare l’attività diplomatica per riportare in patria i dieci attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti a Bengasi, tra cui i pugliesi Domenico Centrone e Dina Alberizia. La vicenda, iniziata il 24 maggio nei pressi di Sirte, è al centro di diverse prese di posizione istituzionali e di richieste di chiarimenti sullo stato di salute dei volontari.

Puglia sollecita azioni diplomatiche per il ritorno dei dieci attivisti fermati vicino a Sirte

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato all’unanimità una mozione che chiede al Governo italiano di mettere in campo «ogni sforzo diplomatico» per ottenere la liberazione dei volontari della Global Sumud Flotilla trattenuti in Libia e favorirne il ritorno nei rispettivi Paesi. La proposta, presentata dal consigliere Felice Spaccavento, sottolinea la necessità di un intervento immediato e coordinato per seguire caso per caso la sorte dei dieci attivisti arrestati nei pressi di Sirte e poi trasferiti nelle carceri di Bengasi.

Tra i fermati figurano anche due cittadini di origine pugliese: Domenico Centronedetto Nico, originario di Molfetta (provincia di Bari), e Leonarda Alberizia detta Dina, 67 anni, nata nella provincia di Foggia e residente a Torino. La mozione regionale esprime solidarietà alle famiglie e rilancia la richiesta di chiarezza sulle condizioni dei detenuti, in particolare dopo le segnalazioni di sciopero della fame e della sete effettuate da alcuni dei volontari.

Dettagli della cattura e cronologia degli eventi verificati

I dieci attivisti sono stati catturati il 24 maggio nei pressi di Sirteall’estremità occidentale della Cirenaica, e si trovano a Bengasi da ormai undici giorni. La carovana, nota come Global Sumud Land Convoycercava di portare aiuti umanitari e case mobili nella Striscia di Gaza e aveva proceduto verso est dopo essersi formata con diversi gruppi partiti anche da Paesi del Maghreb e dall’Europa. Secondo quanto emerso, i dieci erano avanzati oltre i check point con l’obiettivo di negoziare un passaggio sicuro; gli altri partecipanti al convoglio attendevano a circa 10 chilometri di distanza.

Movimenti del convoglio e respingimenti precedenti

Il primo troncone del convoglio era partito dalla Mauritania e a Tripoli si erano aggregati i partecipanti europei, tra i quali 13 italiani. Da Tripoli, su circa cinque pullman, circa 200 persone si erano messe in viaggio verso est con medici, sette ambulanze e 5 o 6 camion contenenti case mobili destinate alla popolazione di Gaza. In un episodio precedente, nel giugno scorsoun convoglio Sumud era stato bloccato in Cirenaica, mentre in Egitto erano stati fermati partecipanti di altre iniziative correlate; la prima Global Sumud Flotilla era nata dopo quanto avvenuto nel settembre 2026.

Reazioni istituzionali, richieste diplomatiche e situazione sul posto

Il caso ha mobilitato i livelli istituzionali regionali e nazionali. Il presidente della Regione Puglia Antonio DecaroLegacoop Puglia e rappresentanti locali del centrosinistra hanno chiesto interventi per ottenere il rilascio. Alla Farnesina, la mattina del 3 giugnouna delegazione della Flotilla ha chiesto il massimo impegno del Governo italiano: «Da giorni non sappiamo più niente di loro», hanno denunciato alcuni delegati, chiedendo maggiore pressione e trasparenza sulle condizioni dei detenuti. In risposta, il portavoce del Ministero ha assicurato che il governo sta seguendo la vicenda.

Il console d’Italia a BengasiFilippo Colomboha incontrato i due cittadini italiani giorni dopo l’arresto e ha riferito di essere riuscito a ottenere condizioni di detenzione meno dure, con la possibilità di docce e ricambi di vestiti; è stata richiesta una nuova visita per monitorare l’evoluzione. Sul campo, alcuni membri rimasti nel convoglio hanno raccontato che «Noi eravamo fermi al primo check point, controllato dalle autorità di Tripoli» e che la sera del 25 sono stati allontanati dall’accampamento, poi rientrati a Tripoli e partiti il 26 per l’Italia perché i loro visti scadevano.

La mozione approvata in Consiglio regionale impegna il presidente della Regione a sollecitare il Governo a usare gli strumenti diplomatici disponibili presso le sedi competenti per ottenere la liberazione dei volontari e il loro rientro sicuro. Organizzazioni umanitarie e comitati internazionali continuano a chiedere aggiornamenti sulle condizioni dei detenuti e a esercitare pressione internazionale affinché si chiariscano le accuse mosse, che includono l’ingresso illegale e la contestata accusa di manifestazione illegale.

Attivisti italiani e appelli pubblici

Tra le voci che hanno preso posizione, sono intervenuti i genitori di Domenico Centrone e attivisti locali che hanno lanciato appelli alle istituzioni italiane per ottenere informazioni e azioni concrete. Esponenti politici hanno ricordato il profilo civile e umanitario dei volontari, sottolineando che persone come Dina Alberiziaex educatrice, si erano presentate in aree di conflitto in veste di volontarie non armate per portare assistenza.

Bari adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
PM10 41 · NO₂ 4 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 9 Giugno