Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a salire, con il presidente Donald Trump che ha rivelato tre possibili strategie per affrontare la situazione. Nel frattempo, Teheran cerca di rafforzare la propria posizione nello Stretto di Hormuz un punto cruciale per il traffico petrolifero mondiale.
Trump ha dichiarato a Real America’s Voice che una delle opzioni è continuare la politica attuale sottolineando che l’economia iraniana è già in difficoltà con un’inflazione del 300% e una valuta quasi senza valore. “Basta continuare così, perché quella situazione non è sostenibile”, ha affermato il presidente.
Le strategie di Trump contro l’Iran
Oltre a mantenere la politica attuale, Trump ha menzionato altre due opzioni: colpire duramente l’Iran o sconfiggerlo economicamente. “Dal punto di vista economico, sono un disastro”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che gli Stati Uniti controllano il denaro dell’Iran.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi ha risposto alle dichiarazioni di Trump affermando che l’Iran ha dimostrato di essere una potenza tenace. “Ho sentito molte volte ministri degli Esteri e funzionari di altri Paesi dirmi: ‘Voi iraniani avete compiuto un miracolo, avete sorpreso il mondo intero'”, ha dichiarato Araghchi.
La sfida dello Stretto di Hormuz
Teheran sta puntando tutto sul controllo dello Stretto di Hormuz un corridoio marittimo cruciale per il traffico petrolifero. Un funzionario iraniano ha affermato che “l’Iran non concluderà alcun accordo sotto minaccia”, sottolineando che le minacce di Trump stanno ostacolando i negoziati con l’Oman.
Un possibile accordo tra Iran e Oman prevedrebbe un meccanismo temporaneo di 60 giorni per regolare il traffico nello Stretto. Tuttavia, la leadership iraniana è consapevole che si tratta di una scommessa rischiosa, che potrebbe portare a un isolamento ancora maggiore.
Le divisioni interne in Iran
All’interno del governo iraniano ci sono divisioni sulla gestione dello Stretto di Hormuz. L’ala più radicale dei Pasdaran vede il controllo dello Stretto come uno strumento principale per esercitare pressione sull’Occidente. Al contrario, la parte più moderata è preoccupata per le conseguenze economiche del blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
L’economia iraniana è in difficoltà, con una contrazione prevista del 6% nel 2026 e un’inflazione del 69%. La popolazione deve fare i conti con carenze di carburante e altre privazioni tipiche di un’economia di guerra.
Le conseguenze economiche
La stretta iraniana sullo Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sulle forniture mondiali di petrolio. I flussi provenienti dal Golfo Persico sono scesi a circa il 36% dei livelli precedenti al conflitto. Tuttavia, il prezzo del greggio non è riuscito a mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari al barile soglia che avrebbe potuto infliggere danni sufficienti all’economia americana.
Una parte del petrolio del Golfo è stata reindirizzata per evitare lo Stretto di Hormuz. Alcune navi sono riuscite ad attraversarlo negoziando accordi con l’Iran oppure spegnendo i sistemi di localizzazione e affrontando il passaggio in modo estremamente rischioso.
Nel lungo periodo, il potere di pressione dell’Iran sull’economia mondiale e sui vicini del Golfo potrebbe ridursi, qualora Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e gli altri grandi produttori di petrolio riuscissero a realizzare infrastrutture alternative che evitino il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.



