Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha depositato l’ordinanza che concede l’affidamento in prova ai servizi sociali ad Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. La misura consente a Stasi di proseguire l’espiazione della pena all’esterno della Casa circondariale di Bollate con prescrizioni precise, senza modificare la sentenza definitiva che lo condanna a 16 anni di reclusione.
Secondo quanto disposto dai giudici, e avvalorato dal parere favorevole espresso dalla Procura Generale di MilanoStasi potrà svolgere un programma di reinserimento controllato e non sarà costretto a rientrare in carcere tutte le sere come avveniva in regime di semilibertà. La misura è stata notificata e resa esecutiva nella mattinata del 13 giugno 2026dopo un’udienza tenuta in forma riservata.
Dettagli sull’ordinanza e condizioni dell’affidamento
La decisione del Tribunale stabilisce che Stasi, che compirà 43 anni a luglio, potrà ritirare i propri effetti personali e continuare a lavorare all’esterno rispettando limitazioni come il divieto di lasciare il territorio nazionale e il rispetto di orari di rientro. Il provvedimento non rappresenta una revisione della sentenza definitiva: la condanna per il delitto di Garlasco rimane confermata. La misura è stata accolta dopo che la Procura Generale di Milano ha espresso parere favorevole e tenuto conto del percorso di reinserimento che gli avvocati di Stasi hanno illustrato ai giudici.
All’interno del regime previsto dall’affidamento ci sono anche restrizioni comportamentali importanti: Stasi dovrà osservare prescrizioni dettate dal tribunale e non potrà rilasciare interviste. Stando a quanto emerso, non tornerà a vivere a Garlasco ma dovrebbe trasferirsi a Milano dove svolge attività lavorativa come contabile.
Interrogatorio di maggio 2026, la cantina e l’impronta 33
Tra gli elementi tornati alla ribalta c’è l’interrogatorio reso da Alberto Stasi il 20 maggio 2026 davanti al procuratore capo di PaviaFabio Napoleonetrasmesso in parte durante la puntata andata in onda l’11 giugno. Nel colloquio Stasi ha riferito di aver frequentato la cantina della villetta Poggi solo in presenza di Chiara: “Sono sempre sceso con Chiara“, ha detto testualmente. Ha poi precisato: “Mi era capitato di andare, ma accompagnando Chiara” e che l’accesso era avvenuto “non molte volte, forse 3-4 volte“.
Stasi ha descritto anche la dinamica dell’apertura della porta della cantina nel giorno del delitto: a suo dire la porta non si apriva come le porte scorrevoli a cui era abituato e si è dovuto adattare a un meccanismo con due ante che si piegano. In merito all’analisi delle tracce, il pm Napoleone ha citato il lavoro sulle impronte e ha riferito che l’impronta indicata come 33 è stata ora confrontata con nuove tecnologie, con un risultato che attribuisce 15 corrispondenze al palmo della mano di Andrea Sempio. Su questo punto Stasi ha commentato: “Avessimo avuto questo dato nel 2007….“
Reazioni e impatto mediatico
La messa in prova e le rivelazioni sull’impronta hanno alimentato discussioni pubbliche e tensioni tra i soggetti coinvolti. La difesa di Sempio ha presentato esperimenti tecnici sull’impronta 33sulle scarpe e sui residui della suola; tali attività processuali hanno contribuito a riaprire il dibattito sulle prove che portarono in origine alla condanna di Stasi. Da parte sua, la famiglia di Chiara Poggi ha sottolineato che, pur riconoscendo a Stasi il diritto alla misura, “la condanna resta”.
Un’altra voce esterna alla vicenda ha espresso un commento di ampio respiro: Raffaele Sollecito, che trascorse quasi quattro anni in carcere dopo essere stato coinvolto nelle indagini per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia e poi assolto, ha detto chiaramente: “Non è l’affidamento in prova la vera notizia” e ha aggiunto che “la vera, gravissima questione è che un innocente si trova in carcere“.
Al momento la misura disposta dal Tribunale di Sorveglianza di Milano è operativa e Stasi ha già lasciato il carcere in regime di licenza: alcuni detenuti hanno riferito ai cronisti che “Stasi? È a casa in licenza, fino a domenica sera non torna“. La vicenda resta comunque al centro di ulteriori sviluppi giudiziari e tecnici, senza che la sentenza definitiva venga modificata al momento.



