Il ritorno in patria di due attivisti italiani trattenuti in Libia ha chiuso una fase di forte tensione per le loro famiglie e per la mobilitazione civile che li ha sostenuti. Domenico Centrone 33 anni e originario di Molfetta, e Dina (Leonarda) Alberizia di origini pugliesi ma residente in Piemonte, sono stati liberati dopo circa trenta giorni di detenzione e sono rientrati in Italia con un volo atterrato a Roma.
La vicenda ha generato reazioni istituzionali e un’ampia campagna di sensibilizzazione promossa da organizzazioni per i diritti umani. I due attivisti facevano parte della delegazione del Global Sumud Land Convoy impegnata in una missione umanitaria verso Gaza quando sono stati fermati in Libia.
Arrivo a Fiumicino e testimonianze degli attivisti
Il rientro a Roma è avvenuto il 24 giugno con un volo da Tunisi che ha riportato i liberati nel nostro paese. All’aeroporto di Fiumicino Centrone ha rilasciato dichiarazioni di ringraziamento per «l’intenso lavoro diplomatico» che ha consentito la liberazione e per il sostegno ricevuto dai compagni di viaggio. In quell’occasione l’attivista ha ricordato che durante la detenzione non hanno subito violenza fisica, pur denunciando di essere stati trattenuti in isolamento per alcuni giorni e di essere stati bloccati «a poche centinaia di metri» da un check point, prima di entrare nella zona controllata dalle autorità dell’est della Libia.
Il rientro è stato accompagnato da parole di sollievo ma anche dalla volontà di richiamare l’attenzione sulle modalità della detenzione: Centrone ha definito quanto subito «inaccettabile» e ha anticipato che ci sarà modo di approfondire l’accaduto. In quella stessa giornata è rientrato con loro anche un altro attivista con doppia cittadinanza italo-uruguaiana, a conferma della natura internazionale della delegazione.
Ringraziamenti e reazioni istituzionali
Il Ministro degli Esteri ha pubblicamente comunicato la notizia della liberazione, evidenziando il lavoro della Farnesina e dei servizi impegnati nella gestione del caso. A livello locale il sindaco di Molfetta ha espresso gratitudine verso chi si è mobilitato, sottolineando come la cittadinanza abbia seguito con attenzione la vicenda e abbia accolto con sollievo il ritorno del concittadino.
Accoglienza a Molfetta, compleanno e mobilitazioni per i diritti
Il 25 giugno, nella serata successiva al rientro in Italia, Centrone è arrivato a Molfetta in autobus e ha trovato ad attenderlo familiari, amici e molti cittadini. L’evento dell’accoglienza è stato descritto come sentito e partecipato: la comunità locale ha voluto manifestare vicinanza a una persona reduce da un periodo difficile, trasformando il ritorno in un momento collettivo di solidarietà. L’attivista ha commentato che, se dovesse rifare la scelta, la rifarebbe, ma con la consapevolezza maturata dopo l’esperienza.
Parallelamente alla liberazione, sono proseguite in Italia iniziative promosse da organizzazioni per i diritti umani, tra cui presidi e incontri urbani volti a chiedere chiarimenti sulle condizioni di detenzione in Libia e a sollecitare responsabilità internazionali. La campagna denominata “Free Them All” ha organizzato presidi in numerose città per tenere viva l’attenzione pubblica sulle sorti degli attivisti trattenuti e per denunciare pratiche di detenzione arbitraria.
Critiche sulle condizioni in Libia e ruolo dell’Unione Europea
I rapporti delle organizzazioni per i diritti umani citano episodi sistematici di arresti di massa, detenzioni arbitrarie ed espulsioni collettive in Libia, indicando una grave situazione umanitaria. In particolare, è stato osservato come alcune autorità libiche, pur rivali tra loro, abbiano cooperato in pratiche discriminatorie contro persone migranti e rifugiate. Le stesse organizzazioni hanno espresso preoccupazione per la collaborazione tra alcuni paesi europei e le autorità libiche nel settore della gestione dei flussi migratori, ritenuta da più osservatori potenzialmente complice di violazioni dei diritti fondamentali.
Il caso dei due attivisti ha quindi riacceso il dibattito sulle responsabilità diplomatiche e sulle politiche di cooperazione esterna: da un lato il sollievo per la liberazione, dall’altro la richiesta di verifiche sulle condizioni che hanno determinato la detenzione e sulla tutela dei diritti di chi opera in missioni umanitarie.



