La vicenda di due attivisti italiani trattenuti in Libia si è conclusa con la loro liberazione e il rientro verso l’Italia. Domenico Centrone docente originario di Molfetta e Leonarda (Dina) Alberizia attivista con legami in Torino e residente in Asti erano stati intercettati il 24 maggio durante il tentativo di raggiungere Gaza con la carovana umanitaria della global sumud Convoy. La notizia della liberazione è stata resa nota il 23 giugno e ha dato avvio alle operazioni per il rimpatrio.
Il fermo in Libia e la detenzione a Bengasi
Il gruppo della carovana è stato bloccato il 24 maggio mentre era in viaggio verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari. Tra i partecipanti c’erano complessivamente 9 attivisti trattenuti oltre a Centrone e Alberizia. Secondo le informazioni verificate, alcuni degli attivisti sono stati trattenuti a Bengasi dove è stata seguita la situazione anche dai rappresentanti consolari italiani. L’evento ha suscitato numerose reazioni sul territorio nazionale, con richieste di intervento e varie prese di posizione istituzionali.
Assistenza consolare e presenza internazionale
Nel corso delle giornate successive al fermo, il lavoro di assistenza ha coinvolto il personale diplomatico italiano. Tra le persone seguite è stato anche affidato al console a Bengasi un cittadino uruguaiano con cittadinanza italiana, Matias Alvarez Rodriguez che ha ricevuto sostegno durante la fase di rilascio. La presenza consolare è stata fondamentale per mettere in contatto i rilasciati con le autorità italiane e per organizzare il loro trasferimento verso punti di assistenza sicura.
Il rientro in Italia e le reazioni istituzionali
La notizia della liberazione è stata annunciata ufficialmente dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani che ha dichiarato: “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia” e ha sottolineato come l’esito sia frutto di “Grazie a un intenso lavoro diplomatico” svolto in coordinamento tra il Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi. Tajani ha inoltre segnalato che i rilasciati avrebbero fatto rientro in Italia nei giorni successivi all’annuncio.
Il rientro sul suolo nazionale per Centrone è avvenuto con l’atterraggio a Fiumicino seguito da un viaggio in autobus fino a Molfetta dove la comunità locale, la famiglia e gli amici lo hanno atteso per l’accoglienza. Sul territorio pugliese si sono registrate manifestazioni di sostegno: il presidente della Regione PugliaAntonio Decaro e l’assessora alla Cultura, Silvia Miglietta hanno diffuso una nota esprimendo sollievo e affermando che “La Puglia è con voi” mentre il Comune di Bari e altre istituzioni locali avevano promosso iniziative per sollecitare il rientro.
Mobilitazioni locali e appelli
Nel corso del mese di detenzione, diverse istituzioni e amministrazioni hanno lanciato appelli e approvato atti a sostegno dei due attivisti. Tra queste, il sindaco di BariVito Leccese e il Comune di Torino avevano sollevato preoccupazione per la situazione di Leonarda Alberizia, ricevendo adesioni e messaggi di vicinanza. Era stata anche annunciata una fiaccolata prevista per il 24 giugno in centro a Bari, come segno di mobilitazione e di solidarietà alla vicenda.
Le dichiarazioni pubbliche raccolte nelle settimane precedenti al rilascio avevano ribadito che “La solidarietà non è reato, gli aiuti umanitari non sono un crimine” e avevano sollecitato il governo a usare tutti i canali diplomatici disponibili per ottenere il rilascio degli attivisti. La pressione di mobilitazioni civili e istituzionali è stata accompagnata da interventi della Farnesina e di altri enti impegnati nel coordinamento della vicenda.
Dichiarazioni personali e riflessioni di Centrone
Al suo ritorno, Domenico Centrone ha parlato con i cronisti e ha commentato l’esperienza vissuta. Ha affermato: “Lo rifarei, ma adesso con il senno di poi“, riferendosi alla scelta di partecipare alla carovana. Centrone ha inoltre osservato che “Le nostre azioni hanno delle conseguenze e hanno un potere” e che “Quello che facciamo non dipende dalla nostra caratura come persone“, sottolineando come anche persone comuni possano influire sugli equilibri e mettere in gioco la propria sicurezza per una causa.
Il ritorno dei due attivisti ha chiuso una fase di incertezza durata circa un mese, restituendo serenità alle famiglie e alle comunità che avevano seguito la loro vicenda. L’evento ha messo in evidenza il ruolo delle istituzioni diplomatiche e il peso della mobilitazione civile nel richiamare attenzione internazionale su situazioni di detenzione legate ad azioni umanitarie.



