1 Giugno 2026 ☁ 22°

Presidio a Bari per gli attivisti trattenuti in Libia: richieste di tutela e rientro

A Bari un presidio in piazza Prefettura ha chiesto il rilascio immediato e il rientro sicuro dei dieci attivisti della Global Sumud Flotilla trattenuti in Libia, tra cui due pugliesi; appelli alla Regione Puglia, al Governo e sostegno dall'Università di Bari.

Presidio a Bari per gli attivisti trattenuti in Libia: richieste di tutela e rientro

In piazza Prefettura a Bari si è svolto un presidio organizzato da attivisti locali, associazioni e reti di solidarietà per chiedere l’immediato rilascio dei partecipanti al convoglio umanitario della Global Sumud Flotilla trattenuti in Libia. La mobilitazione ha esposto uno striscione con la scritta «Giù le mani dalla Flotilla. Fermiamo Israele e i suoi complici» e un grande cartellone con fotografie accompagnate dalla didascalia non è guerra – è genocidio, per denunciare la situazione nella striscia di Gaza e richiamare l’attenzione pubblica sulle condizioni dei volontari. I promotori hanno chiesto che la vicenda non resti avvolta dal silenzio istituzionale e che vengano attivate tutte le procedure necessarie per ottenere il rientro in sicurezza.

Chi sono gli attivisti trattenuti

Secondo le organizzazioni coinvolte, sono dieci le persone trattenute in Libia mentre cercavano di raggiungere Gaza con il convoglio umanitario di terra della Global Sumud Flotilla. Tra loro figurano due cittadini legati alla Puglia: il docente Domenico Centrone, originario di Molfetta, e Dina Alberizia, di origini foggiane e residente in Piemonte. I promotori del presidio hanno ribadito che da giorni non si hanno informazioni dirette sulle condizioni dei fermati, definendo quel silenzio «preoccupante». Il richiamo è stato chiaro: va garantita l’incolumità delle persone coinvolte e devono essere messi in campo tutti gli strumenti diplomatici per il loro rapido ritorno.

Testimonianze e situazioni correlate

Nel corso delle giornate precedenti alcuni partecipanti alla spedizione hanno fatto rientro in Italia, mentre altri sono stati bloccati per tempi diversi: è noto il caso di persone fermate in mare e successivamente rientrate dopo trattative. L’atmosfera che si respira tra i sostenitori è di forte preoccupazione, perché spesso chi opera in missioni umanitarie si trova esposto a rischi politici e legali che richiedono interventi rapidi e trasparenti. Il presidio a Bari ha voluto mettere in luce questa fragilità dei corridoi umanitari e l’urgenza di risposte istituzionali.

Le richieste rivolte alle istituzioni

Il movimento organizzatore e le realtà civiche presenti hanno rivolto un appello formale alla Regione Puglia affinché si faccia portavoce con forza della situazione dei due concittadini coinvolti e solleciti il Governo a muoversi su più fronti. È stata sottolineata l’inaccettabilità di trattare persone che portano aiuti come se fossero criminali; per questo è stata richiesta l’attivazione di tutte le vie diplomatiche necessarie, sia bilaterali sia multilaterali, per ottenere informazioni certe e assicurare il rientro. Il messaggio è rivolto anche all’Unione Europea e agli organismi internazionali, chiamati a vigilare sul rispetto del diritto internazionale e delle garanzie fondamentali.

Reazioni istituzionali locali

Il presidente della Regione Puglia e l’assessora alla Cultura hanno espresso preoccupazione per la vicenda, sottolineando l’assenza di notizie verificate sulle condizioni dei cittadini pugliesi coinvolti. Hanno chiesto al Governo italiano di «attivare senza indugi tutti i canali diplomatici disponibili» per ottenere chiarezza e favorire il rimpatrio. Questo intervento istituzionale locale è stato letta come una pressione politica per sbloccare la situazione e come un segnale di vicinanza alle famiglie dei trattenuti.

Il sostegno dell’Università e il quadro del diritto internazionale

L’Università di Bari ha espresso vicinanza al docente coinvolto, approvando una mozione di solidarietà e sollecitando il rispetto delle norme internazionali che tutelano la libertà e la sicurezza delle persone. L’ateneo ha ricordato l’obbligo degli Stati di proteggere i cittadini stranieri presenti sul proprio territorio e ha richiesto la pronta risposta del Governo italiano nelle relazioni bilaterali con la Libia. La nota universitaria ha inoltre riaffermato l’impegno dell’istituzione per la pace, il rispetto del diritto internazionale e la tutela dei diritti umani senza distinzioni.

Implicazioni e prospettive

La vicenda, oltre all’aspetto umano, solleva questioni più ampie sulla sicurezza dei corridoi umanitari, sulla protezione degli operatori di pace e sulla necessità di una maggiore trasparenza nelle comunicazioni ufficiali. Il presidio barese è servito a ricordare che le azioni di solidarietà incontrano spesso ostacoli e che le istituzioni locali e nazionali hanno un ruolo fondamentale nel proteggere chi partecipa a missioni di aiuto. Gli organizzatori hanno promesso di continuare la mobilitazione finché non arriveranno risposte concrete e verificabili.

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