Il delta del Po sta vivendo una crisi senza precedenti nel settore della molluschicoltura. Le temperature record, che hanno raggiunto i 32 gradi stanno causando danni devastanti agli allevamenti di cozze e vongole mettendo a rischio un’intera filiera produttiva che vale 200 milioni di euro l’anno.
La situazione è particolarmente critica nella sacca di Scardovari dove sono andati persi mille quintali di cozze Dop e il 90% delle vongole. Anche gli allevamenti di ostriche pur essendo più resistenti, non sono immuni agli effetti del caldo.
La sacca di Goro: una gigantesca pentola
Nella sacca di Goro le alte temperature e il scarso ricambio idrico aggravato dalle misure anti-granchio blu, hanno trasformato l’area in una sorta di gigantesca pentola. Qui, le perdite di produzione variano tra il 70% e il 100% un colpo durissimo per gli allevatori locali.
Ad aggravare la situazione contribuiscono anche la proliferazione di alghe e le recinzioni anti-granchio blu che limitano ulteriormente il ricambio delle acque lagunari. Questi fattori combinati stanno creando un ambiente sempre più ostile per la sopravvivenza dei molluschi.
L’impatto economico della crisi
Secondo le stime di Confcooperative agroalimentare e pesca il surriscaldamento sta provocando danni diretti alla pesca professionale italiana per circa 200 milioni di euro l’anno. L’impatto maggiore si registra proprio nel settore della molluschicoltura che è uno dei pilastri dell’economia locale.
La crisi nel delta del Po non è solo un problema ambientale, ma anche un’emergenza economica. Gli allevatori stanno facendo i conti con perdite ingenti, e il futuro del settore appare sempre più incerto. Le autorità e le associazioni di categoria stanno monitorando la situazione, ma le soluzioni non sono immediate.



