Ratko Mladić, il generale serbo-bosniaco condannato per genocidiocrimini di guerra e crimini contro l’umanità è morto il 27 agosto 2026 in un ospedale dell’Aja. Aveva 84 anni e stava scontando una condanna all’ergastolo. La sua morte ha riacceso il dibattito sulla sua figura, ancora oggi estremamente divisiva nei paesi dell’ex Jugoslavia.
Il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, ha dichiarato che Mladić riceverà tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto. Questa decisione ha suscitato polemiche, dato che Mladić è considerato uno dei principali responsabili dei crimini commessi durante la guerra in Bosnia. La giudice Graciela Gatti Santana ha ordinato un’indagine completa sulle circostanze della sua morte per accertare cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita dell’ex generale.
La vita e la carriera militare di Ratko Mladić
Nato il 12 marzo 1942 a Božanovići, un piccolo villaggio vicino a Kalinovik in Bosnia Erzegovina, Mladić entrò nell’accademia militare jugoslava nel 1961. Durante le guerre jugoslave, ricoprì ruoli di alto livello nell’Armata Popolare Jugoslava e successivamente divenne capo di stato maggiore dell’esercito della Republika Srpska.
Mladić è noto per il suo ruolo nell’assedio di Sarajevo che durò 44 mesi, e nel genocidio di Srebrenica. Fu arrestato in Serbia, dove viveva sotto falso nome grazie alla connivenza di parte del Ministero degli Interni. fu condannato all’ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, condanna confermata in appello nel 2026.
Il dibattito sulla figura di Mladić
In Serbia e nella Republika Srpska, Mladić è visto come un eroe mentre in Bosnia è considerato uno dei simboli del male. La sua figura rimane un punto di contrasto tra chi lo celebra come un difensore della nazione serba e chi lo condanna per i crimini commessi durante la guerra.
Il governo serbo aveva più volte chiesto il suo rilascio per motivi umanitari, richiesta respinta dalle autorità internazionali. La sua morte ha sollevato nuove domande sul modo in cui la Serbia e la Bosnia Erzegovina affrontano il loro passato e sul futuro delle relazioni tra i due paesi.
Le accuse e le condanne
Mladić fu accusato di genocidiocrimini di guerra e crimini contro l’umanità per il suo ruolo nella guerra in Bosnia. Le accuse riguardavano la pulizia etnica nelle municipalità bosniache, l’assedio di Sarajevo, il genocidio di Srebrenica e la presa di ostaggi dei caschi blu dell’ONU.
Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia lo considerò colpevole di genocidio per quanto riguarda Srebrenica e di persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione, atti inumani, terrore, attacchi illegittimi contro civili e presa di ostaggi per quanto riguarda la pulizia etnica in Bosnia Erzegovina, l’assedio di Sarajevo e la presa di ostaggi. Mladić non diede mai segnali di pentimento per i suoi crimini.



