Un controllo mirato della Guardia di Finanza della Sezione Operativa Navale di Gallipoli ha portato al sequestro di una porzione di terreno e di opere connesse a un chiosco bar nel comune di Alliste. Le attività ispettive, orientate al contrasto degli illeciti ambientali e alla verifica del rispetto delle norme urbanistiche, hanno evidenziato discrepanze tra il progetto approvato e le strutture effettivamente realizzate. Durante le verifiche i militari hanno ricostruito elementi che hanno reso necessario il provvedimento cautelare volto a preservare le prove e a impedire ulteriori modifiche.
Nel corso dell’intervento è stato rilevato anche l’uso improprio di aree pubbliche e la presenza di opere accessorie non autorizzate: tra queste una pedana destinata a sostenere una cisterna per l’approvvigionamento idrico. Le contestazioni hanno portato al sequestro probatorio di un’area di circa 300 metri quadri e al deferimento del titolare alla competente Autorità giudiziaria, nell’ambito di un piano di controlli esteso lungo la costa e nell’entroterra per la tutela del territorio.
Le irregolarità edilizie rilevate
I finanzieri hanno accertato gravi difformità tra le opere realizzate e le autorizzazioni depositate: interventi strutturali eseguiti senza le necessarie concessioni e con un evidente impatto sul contesto ambientale. Il rilievo tecnico ha messo in evidenza che i materiali impiegati erano diversi da quelli dichiarati allo SUAP, il che ha contribuito a delineare una distanza sostanziale tra progetto autorizzato e lavori realizzati. Questo tipo di discrepanza rappresenta, oltre che una violazione amministrativa, un elemento che può compromettere la tutela del paesaggio costiero.
Materiali, autorizzazioni e impatto
La scelta di materiali non conformi alle specifiche presentate allo Sportello unico per le attività produttive ha accentuato l’attenzione degli ispettori: rivestimenti, elementi strutturali e finiture diverse possono modificare la permeabilità del suolo, la resa estetica e la durabilità delle opere. L’accertamento tecnico ha quindi posto il problema dell’impatto ambientale, tanto in termini di conformità urbanistica quanto di salvaguardia delle risorse e dell’uso corretto del territorio.
Occupazione abusiva di area demaniale e opere accessorie
Oltre alla struttura principale, le verifiche hanno evidenziato l’occupazione abusiva di un tratto di terreno demaniale che veniva utilizzato impropriamente come parcheggio e come isola ecologica privata. L’uso non autorizzato di spazi di demanio costituisce un illecito specifico perché sottrae aree pubbliche alla collettività e ne altera la destinazione. Per questo motivo, le forze dell’ordine hanno inserito la questione dell’occupazione tra le principali criticità riscontrate.
La pedana e la cisterna
È stata inoltre contestata la costruzione di una pedana in cemento destinata a sostenere una cisterna esterna per l’approvvigionamento di acqua potabile, realizzata senza i necessari titoli autorizzativi. Questa opera accessoria, apparentemente funzionale, è risultata priva delle autorizzazioni richieste e quindi anch’essa soggetta a sequestro. Nel linguaggio procedurale si è parlato di sequestro probatorio, misura finalizzata a conservare elementi utili alle indagini e a evitare l’aggravamento del danno.
Esiti dell’intervento e prospettive operative
Al termine delle attività ispettive è stato eseguito il sequestro probatorio dell’area interessata, pari a circa 300 metri quadri, e il titolare è stato deferito all’Autorità giudiziaria. L’azione rientra nel complesso delle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza per la tutela del territorio e dell’ambiente, che comprendono ispezioni sia in ambiente marino sia in aree interne. L’obiettivo dichiarato è prevenire abusi, garantire il rispetto delle normative edilizie e salvaguardare le risorse pubbliche.
Questa operazione ricorda ai gestori di attività ricettive e turistiche l’importanza di osservare scrupolosamente le autorizzazioni e di non modificare progetti senza i necessari pareri: il rispetto delle norme serve non solo a evitare sanzioni ma anche a proteggere l’ambiente e la fruizione collettiva degli spazi. Le verifiche continueranno nell’ambito dei dispositivi di controllo locali per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.