Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha reso pubblica una direttiva tesa ad ampliare il controllo militare sulla Striscia di Gaza, dichiarando che l’obiettivo è raggiungere il 70% del territorio. La comunicazione, diffusa durante un intervento in un insediamento in Cisgiordania, è arrivata mentre continuano i raid e il controbilancio dei danni umani nella regione.
La dichiarazione di Netanyahu e il contesto operativo
Nel suo discorso, trasmesso anche attraverso Channel 12, Netanyahu ha affermato che le forze israeliane stanno progressivamente intensificando le operazioni: dopo aver annunciato un controllo del 60% della Striscia, la sua direttiva formale è di estendere questa copertura fino al 70%. Questo annuncio entra in tensione con i termini del cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre e riapre il dibattito internazionale sulle limitazioni e le condizioni previste dagli accordi.
Implicazioni strategiche
Ampliando il controllo territoriale, le forze israeliane cercano presumibilmente di limitare la libertà di movimento di gruppi armati e di acquisire posizioni logistiche e operative chiave. L’azione è presentata come parte di una campagna per “soffocare” Hamas, ma solleva questioni su diritto internazionale e sulle conseguenze per la popolazione civile nella Striscia.
Raid e vittime: i fatti recenti nella Striscia
Parallelamente all’annuncio politico, sono stati registrati recenti attacchi mirati. Le forze israeliane hanno rivendicato l’eliminazione di figure militari di rilievo, tra cui Imad Aslim, indicato come vice comandante di una brigata della città di Gaza. Hamas ha confermato la morte e si stanno svolgendo i funerali.
Dati sul bilancio delle vittime
Il Ministero della Salute di Gaza ha riportato che negli ultimi due giorni sono stati uccisi sedici civili e altri 39 sono rimasti feriti e trasportati in ospedale. Nel complesso, secondo lo stesso ministero, dall’inizio del cessate il fuoco con Israele, attivato lo scorso ottobre, 11.922 persone sono state uccise e 2.786 ferite nella Striscia. Il ministero segnala inoltre che 781 corpi sono stati recuperati.
Bilancio complessivo dall’inizio del conflitto
Il tally più ampio fornito dal Ministero della Salute confronta i numeri dall’inizio della guerra tra Israele e Gaza, avviata il 7 ottobre 2026: 72.819 persone sono state uccise e 172.894 ferite. Questi numeri vengono citati per misurare l’impatto umano del conflitto prolungato e per contestualizzare l’attuale intensificazione delle operazioni.
Effetti umanitari e preoccupazioni
L’aumento delle operazioni e la riduzione dello spazio di movimento per la popolazione civile alimentano preoccupazioni su accesso ai servizi sanitari, approvvigionamento di cibo e sicurezza quotidiana. Organizzazioni umanitarie e attori internazionali osservano con attenzione come il controllo territoriale e i raid influenzino la situazione umanitaria nella Striscia.
Reazioni e prospettive
La dichiarazione ufficiale del governo israeliano e le azioni sul terreno potrebbero stimolare risposte politiche e diplomatiche sia nella regione sia a livello internazionale. Al momento, il quadro include comunicazioni formali, rivendicazioni militari e la consueta attività informativa da entrambe le parti, mentre aumentano le pressioni per evitare un’ulteriore escalation.
In sintesi, l’annuncio di Netanyahu di voler portare al 70% il controllo della Striscia di Gaza rappresenta un punto di svolta operativo che si intreccia con la dinamica dei raid mirati, le perdite umane confermate dal Ministero della Salute di Gaza e le implicazioni politiche e umanitarie di più ampia portata. La situazione resta fluida e richiede monitoraggio costante sia per gli sviluppi sul terreno sia per le reazioni internazionali.