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Controversie BRT Bari: fermate che nascondono vetrine e foto con donne velate

Il progetto di trasporto veloce a Bari sta creando discussioni: le strutture delle fermate invadono spazi commerciali e culturali, e un post politico ha portato tre associazioni a querelare un consigliere per discriminazione.

Controversie BRT Bari: fermate che nascondono vetrine e foto con donne velate

Il BRT di Bari, un investimento da 160 milioni di euro destinato a modernizzare la mobilità urbana, è divenuto oggetto di acceso dibattito. Le opere in corso, in particolare le imponenti banchine previste per le fermate, hanno suscitato lamentele da parte di commercianti, residenti e associazioni culturali, che denunciano un impatto visivo e funzionale negativo sul tessuto cittadino.

Le banchine del BRT ostacolano il commercio e il patrimonio di Bari

In diverse zone del centro storico, le banchine progettate per il nuovo sistema di bus rapido risultano talmente ingombranti da occultare le vetrine dei negozi, rendendo difficile la visibilità dei prodotti e diminuendo il flusso di clienti. Allo stesso modo, alcuni dei punti di sosta si ergono davanti a monumenti simbolici e lungo il famoso lungomare, creando un effetto di oscuramento che compromette il valore estetico e turistico dell’area. I proprietari delle attività commerciali hanno segnalato una riduzione delle vendite, mentre i cittadini lamentano la perdita di un panorama urbano tradizionale.

Il post del consigliere Carrieri e la querela delle associazioni

Il consigliere comunale Giuseppe Carrieri, esponente di Futuro Nazionale, ha pubblicato il 2 ottobre una fotografia scattata in via Quintino Sella. L’immagine ritrae tre donne adulte con il velo, accompagnate da due bambine e un bambino di origine straniera, in attesa di un autobus. Accanto alla foto, Carrieri ha scritto: «Bari. Ecco per chi stanno costruendo il BRT da 160 milioni…», insinuando che il progetto fosse uno spreco di risorse pubbliche. Le associazioni Giraffa, Lavoro Rifugiati e Periplo hanno presentato una querela, sostenendo che il contenuto fosse discriminatorio incitante all’odio e privo del consenso delle persone ritratte. Secondo loro, la pubblicazione ha trasformato donne e minori in bersagli sulla base dell’aspetto e della provenienza.

Reazioni sui social e difesa del consigliere

Il post ha immediatamente generato centinaia di commenti sui social, molti dei quali lo hanno definito «razzista» e «ignobile». Alcuni utenti hanno chiesto la rimozione dell’immagine, mentre altri hanno contestato il nesso tra il BRT e la presenza di immigrati, chiedendo: «Non hanno diritto a una mobilità migliore?». Carrieri ha respinto le accuse, chiedendo dove fossero presenti elementi razzisti nella sua comunicazione e avvertendo che definire razzista una persona è a sua volta perseguibile.

Reazioni istituzionali e dibattito pubblico

Il Partito Democratico di Bari ha definito il commento «inqualificabile e a tratti surreale grave», invitando i consiglieri di centrodestra a prendere le distanze e suggerendo a Carrieri di considerare le dimissioni per rispetto delle istituzioni. Anche il sindaco Vito Leccese ha condannato il post, sottolineando che le persone nella foto erano semplici cittadini impegnati nella vita quotidiana e che nessuno a Bari è «straniero». Il primo cittadino ha ricordato che la discussione su sicurezza, regole e integrazione deve avvenire senza stigmatizzare per colore della pelle, abbigliamento o nazionalità.

Con la querela presentata, la vicenda si sposta ora nel campo giudiziario. Le tre associazioni chiedono una valutazione del contenuto del post per stabilire se vi siano elementi di incitamento all’odio e quali possibili conseguenze legali ne derivino. Il caso evidenzia la tensione tra progetto infrastrutturale, libertà di espressione politica e tutela dei diritti delle minoranze, alimentando un dibattito che riguarda non solo l’aspetto tecnico del BRT, ma anche l’identità sociale di Bari.

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