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Tribunale di Bari scaglia l’assoluzione per Paolo Pate

Paolo Pate, ex presidente Amiu, viene assolto con formula piena da false comunicazioni sociali.

Tribunale di Bari scaglia l’assoluzione per Paolo Pate

Il Tribunale di Bari, nella sua seconda sezione penale, ha pronunciato ieri, 22 ottobre, una sentenza che libera Paolo Pate dalle accuse di false comunicazioni sociali. La decisione, arrivata dopo un lungo iter giudiziario, dichiara che i fatti contestati “non sussistono”, rimettendo dunque in piedi la reputazione del professionista.

Assisitito dall’avvocata Sabrina Susinno, Pate ha scelto di rinunciare alla prescrizione maturata durante il procedimento, con l’obiettivo di ottenere una decisione sul merito. Al termine dell’istruttoria, anche la procura ha richiesto l’assoluzione, dimostrando che non vi erano elementi sufficienti per confermare il reato.

La decisione della seconda sezione penale di Bari

Il giudizio, condotto dalla seconda sezione penale, ha emesso una assoluzione con formula piena per Pate e per i fratelli Alceste e Marco Cavallari. Il tribunale ha precisato che la trasmissione di due scritture di cessione di quote societarie all’Agenzia delle Entrate e al Registro delle imprese, avvenuta tra febbraio e aprile 2018, non costituisce una comunicazione falsata ai sensi della legge. In particolare, il collegio ha evidenziato che le operazioni documentali erano regolarmente effettuate e non erano collegate alla gestione dell’Amiu Puglia.

Le origini del procedimento e le dimissioni da Amiu

La vicenda è nata da una querela promossa dall’ex moglie di Alceste Cavallari, che ha coinvolto il commercialista e i due fratelli nel presunto illecito di false comunicazioni sociali. La polemica non riguardava la direzione dell’Amiu, ma esclusivamente l’attività privata di Pate come consulente fiscale. Dopo il rinvio a giudizio nell’aprile 2024, Pate, già ex presidente dell’Asi e dell’Amiu, ha rassegnato le dimissioni, citando il clima politico di quel periodo e la volontà di non mettere a disagio le amministrazioni comunali di Bari e Foggia. Il professionista ha inoltre sottolineato che il reato contestato non era previsto dalla Carta di Pisa, che prevede la dimissione obbligatoria solo per specifici crimini.

Le scritture contestate del 2018

Le due scritture di cessione di quote, inviate all’Agenzia delle Entrate e al Registro delle imprese tra febbraio e aprile 2018, sono state al centro dell’accusa. Tuttavia, il tribunale ha accertato che tali documenti erano corretti e che la loro trasmissione non aveva alcuna finalità di frode. La sentenza ha quindi annullato l’intera imputazione, ribadendo che la condotta di Pate era conforme alle normative fiscali vigenti.

Rinunce, richieste della Procura e le conseguenze per i fratelli Cavallari

Parallelamente a Pate, il fratello Alceste Cavallari è stato già assolto dalla Corte d’appello a febbraio scorso, dopo una condanna di un anno in via abbreviata. Per Marco Cavallari, invece, il reato è stato dichiarato prescritto. La decisione odierna, condivisa dalla Procura, chiude definitivamente il caso per tutti gli imputati, eliminando ogni pendente accusa.

Nel comunicato rilasciato dopo la sentenza, Pate ha accolto l’assoluzione come il “ristabilimento della verità dei fatti” e ha affermato di sentirsi nuovamente “dignificato professionalmente”. La vicenda, che aveva coinvolto i vertici della gestione dei rifiuti in Puglia, si chiude così con una netta conferma dell’innocenza dell’interessato.

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