All’inizio dell’anno il Comando Provinciale di Lecce della Guardia di Finanza ha avviato una serie di controlli mirati per verificare la corretta erogazione del Reddito di cittadinanza. L’obiettivo era individuare eventuali beneficiari che, mediante dichiarazioni mendaci, avessero ottenuto il sussidio senza possedere i requisiti previsti dalla normativa. Le verifiche si sono basate su analisi di rischio approfondite e sull’incrocio di banche dati gestite dall’Amministrazione, con il supporto del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie di Roma.
Indagine sulla frode al Reddito di cittadinanza a Lecce
Le indagini condotte nella provincia salentina hanno permesso di identificare 66 soggetti che avrebbero percepito indebitamente il beneficio, per un ammontare complessivo superiore a 900.000 euro. I finanziari hanno rilevato che nelle domande presentate i cittadini avevano falsamente attestato il possesso dei requisiti di residenza, patrimonio e stato di occupazione richiesti per accedere al sostegno. Dopo il completamento dell’accertamento, le autorità hanno notificato le posizioni al giudice competente, chiedendo il sequestro immediato delle somme indebitamente percepite.
Procedura di sequestro e recupero dei fondi
Il provvedimento di sequestro è stato trasmesso alla Direzione Provinciale INPS, che ha avviato la procedura per il recupero delle somme erogate in maniera illegittima. Sebbene la presunzione di innocenza rimanga valida fino a una sentenza definitiva, l’intervento tempestivo delle Fiamme Gialle mira a limitare il danno economico per lo Stato e a restituire le risorse ai destinatari legittimi. Il sequestro, se confermato in sede giudiziaria, potrà coprire l’intero importo illecito, con possibile disposizione di rimborso alle casse pubbliche.
Operazione a Taranto: 36 denunciati per oltre 500 mila euro
Parallelamente, il Comando Provinciale di Taranto ha portato avanti controlli analoghi, individuando 36 persone che avrebbero incassato indebitamente il reddito, per un totale che supera i 500.000 euro. Anche in questo caso le verifiche si sono basate su indicatori di rischio elaborati dallo stesso Nucleo Speciale, con la stretta collaborazione dell’INPS. Le indagini hanno evidenziato dichiarazioni false riguardo a reddito, patrimonio e composizione familiare, fattori determinanti per l’ammissibilità al beneficio.
Collaborazione tra Nucleo speciale e INPS
Il lavoro congiunto tra la Guardia di Finanza e l’INPS ha permesso uno scambio rapido di informazioni e l’accesso a banche dati incrociate, accelerando la fase di individuazione dei soggetti non idonei. Le posizioni sono state inviate all’autorità giudiziaria competente, che ha avviato le procedure penali e richiesto il recupero delle somme illecite. Come per il caso lecchese, la conferma giudiziale del reato è necessaria per procedere al definitivo sequestro.
Impatto delle operazioni sulle casse pubbliche e sui beneficiari legittimi
Le due operazioni congiunte hanno messo a fuoco un fenomeno di frode che, se non contrastato, rischia di sottrarre risorse a chi realmente ne ha bisogno. Il contrasto alle truffe nei settori previdenziale, assistenziale e sanitario rappresenta una priorità per garantire la sostenibilità del Reddito di cittadinanza. Il recupero di oltre 1,4 milioni di euro, una volta confermato in giudizio, contribuirà a rafforzare il fondo destinato alle fasce più deboli della popolazione, evitando che il denaro pubblico si disperdi in mani indebite.



