Il cancro alla prostata resta la neoplasia più frequente tra gli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi annuali. Nel contesto del Congresso 2026 della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), è stato svelato un importante aggiornamento su un trial di fase III che investiga un approccio più precoce al trattamento di forma ad alto rischio di recidiva.
Studio DASL-HiCaP: design e popolazione arruolata
Denominato DASL-HiCaP (NCT04136353), lo studio ha coinvolto 1.106 pazienti provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti, Irlanda e Regno Unito. Gli uomini selezionati avevano tumore della prostata a rischio molto elevato di recidiva e sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere darolutamide 600 mg due volte al giorno o placebo, entrambi in aggiunta a terapia di deprivazione androgenica (ADT) e a radioterapia locoregionale per 96 settimane. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università di Sydney e l’ANZUP Collaborative Group, è il quarto trial di fase III dedicato a darolutamide.
Risultati primari: riduzione del 58% del rischio di metastasi
Con un follow-up mediano di 3,8 anni, l’analisi ad interim ha mostrato una diminuzione del 58 % del rischio di metastasi o di morte nel braccio darolutamide rispetto al placebo (hazard ratio 0,42; intervallo di confidenza 95 % 0,27–0,66; p=0,0001). L’sopravvivenza libera da metastasi basata sull’imaging convenzionale (MFS-CI) a quattro anni è risultata del 95 % per i pazienti trattati con il farmaco, contro valori inferiori nel gruppo di controllo.
Endpoint secondari, tollerabilità e opinioni degli esperti
Gli esiti secondari hanno confermato la tendenza favorevole di darolutamide: il rischio di progressione dell’antigene prostatico specifico (PSA-PFS) è calato del 53 % (HR 0,47; IC 0,33–0,67) con un tasso a quattro anni del 91 % rispetto all’83 % del placebo. La sopravvivenza specifica per carcinoma prostatico (PCSS) e la sopravvivenza globale (OS) hanno mostrato hazard ratio rispettivamente di 0,58 e 0,88, con valori a quattro anni del 99 % e del 97 %.
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con le evidenze pregresse su darolutamide. Gli eventi avversi di grado ≥2 più frequenti erano fatigue/astenia (14 % vs 10 %), ipertensione (7 % vs 9 %), fratture (2 % vs 3 %) ed eventi cardiaci (3 % vs 3 %). Gli eventi di grado ≥3 si sono verificati nel 43 % dei pazienti trattati con darolutamide contro il 36 % del gruppo placebo.
Il professor Luigi Formisano dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha sottolineato che “l’aggiunta di darolutamide alla terapia standard di ADT e radioterapia rappresenta un intervento precoce capace di ritardare o prevenire la progressione della malattia nei casi a alto rischio”. Christine Roth, executive vice president di Bayer, ha dichiarato che “estendere l’uso di darolutamide alle fasi più iniziali del tumore della prostata mira a coinvolgere un numero più ampio di pazienti lungo l’intero percorso terapeutico”.
Il follow-up continua, con l’obiettivo di fornire dati più completi sulla sopravvivenza globale a lungo termine e di valutare possibili implicazioni per l’approvazione del farmaco in questo contesto clinico.



