30 Maggio 2026 ☀ 19°

Acqua e agricoltura in Puglia: perché la Pac deve finanziare infrastrutture idriche

Un incontro a Torre Santa Susanna riunisce agricoltori, Confagricoltura, esperti climatici e giovani imprenditori per tradurre dati e disponibilità idrica in progetti realizzabili con il sostegno della Pac

Acqua e agricoltura in Puglia: perché la Pac deve finanziare infrastrutture idriche

La Puglia si conferma terreno di prova per la gestione delle risorse idriche destinate all’agricoltura: un confronto tecnico svoltosi a Torre Santa Susanna ha messo in evidenza l’urgenza di tradurre le analisi climatiche e le disponibilità d’invaso in interventi pratici. Sul tavolo ci sono proposte che vanno dal riuso delle acque affinate alla realizzazione di piccoli e grandi invasi, fino all’allineamento delle misure della Pac con le necessità operative delle aziende.

Perché serve un cambio di passo nella politica agricola

La discussione ha ribadito che la semplice disponibilità di pioggia o di volumi in invaso non è sufficiente se mancano le infrastrutture per accumulare, distribuire e garantire la qualità. Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia, ha sottolineato che il Pnrr non è stato sfruttato a dovere in molte aree pugliesi per opere idrauliche decisive, e che ora è fondamentale che la nuova Pac preveda finanziamenti mirati a colmare queste lacune. L’obiettivo dichiarato è passare da interventi emergenziali a pianificazioni che rendano l’acqua una risorsa programmabile per la stagione agricola.

Riuso, invasi e reti: soluzioni complementari

Il gruppo di lavoro ha messo a fuoco tre leve tecniche che, integrate, possono migliorare la resilienza aziendale. Primo: il riuso delle acque affinate, regolato a livello europeo, può offrire una fonte stabile se collegata con impianti di accumulo e distribuzione adeguati. Secondo: la manutenzione e l’espansione di invasi e bacini interregionali per trattenere piogge concentrate e renderle disponibili nei periodi di bisogno. Terzo: la ristrutturazione delle reti consortili e aziendali per ridurre perdite e migliorare la precisione irrigua.

Il ruolo del riuso nella programmazione aziendale

Il riuso delle acque depurate può diventare una risorsa concreta se vengono superati i colli di bottiglia tra depurazione e campo: vasche di accumulo, autorizzazioni sanitarie e collegamenti consortili sono elementi che determinano se l’acqua affinata resta un’opzione teorica o diventa parte del calendario irriguo. La presenza di competenze tecniche nel confronto segnala la necessità di progettare investimenti che comprendano qualità, monitoraggio e gestione del rischio.

Impatto sulle imprese: dal campo alla governance

Per le aziende agricole la differenza tra sopravvivere a una stagione difficile e consolidare reddito sta nell’anticipare la domanda idrica e nel conoscere esattamente i propri volumi disponibili. Come ricordato da Vincenzo Lenucci del Centro Studi di Confagricoltura, l’acqua è un fattore abilitante per la competitività: una gestione oculata riduce i costi e aumenta la solidità delle filiere. Investimenti in sensori, sistemi di distribuzione a precisione e accumuli aziendali possono trasformare la spesa idrica in un elemento di valore patrimoniale.

Dal dato al cantiere: la sfida operativa

Un nodo cruciale emerso al tavolo è la capacità di trasformare dati climatici e disponibilità d’invaso in cantieri reali. La programmazione delle misure Pac deve quindi favorire progetti cantierabili e verificabili, non solo elenchi di buone intenzioni. In pratica, il denaro pubblico deve finanziare opere che riducano il fabbisogno netto di acqua per ettaro, come raccolta delle acque meteoriche, modernizzazione delle reti e impianti compatibili con il riuso.

Clima, calendario colturale e tempismo delle risorse

Il problema non è soltanto la quantità annua di precipitazioni, ma la loro distribuzione. Le colture mediterranee richiedono acqua in finestre fisiologiche precise e perciò la distanza temporale tra pioggia e fabbisogno colturale deve essere colmata da infrastrutture che garantiscano disponibilità quando serve. Il contributo degli esperti climatici ha ricordato che anche annate con invasi adeguati possono nascondere debolezze se le reti o le autorizzazioni non consentono trasferimenti rapidi e sicuri.

Conclusioni e proposte operative

L’esito pratico del confronto è una chiamata alla coerenza tra politiche e cantieri: serve che la Pac finanzi progetti strutturali su accumulo, riuso e reti, che le amministrazioni territoriali facilitino autorizzazioni e collegamenti e che le imprese agricole investano in efficienza per rendere sostenibili gli interventi pubblici. Solo così ogni metro cubo potrà avere una destinazione produttiva chiara e contribuire alla resilienza del sistema agroalimentare del Sud.

Il valore aggiunto del tavolo pugliese

La discussione a Torre Santa Susanna dimostra che mettere insieme produttori, giovani imprenditori, tecnici e ricercatori può trasformare l’emergenza idrica in un’agenda operativa. L’elemento discriminante resterà la capacità di tradurre proposte in progetti cantierabili che riducano l’incertezza e migliorino la gestione dell’acqua come risorsa economica e ambientale.

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