Un’imprenditore di Palo del Colle è stato vittima di una serie di estorsioni e di un tentato omicidio da parte di un affiliato al clan mafioso Strisciuglio. Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Modugno, hanno portato a quattro arresti e alla scoperta di un metodo ingegnoso per introdurre schede sim in carcere.
L’operazione, denominata Re Neroha preso il via tra il 2026 e il 2026 e ha portato alla luce una serie di episodi criminali di particolare gravità. Tra questi, un tentato omicidio avvenuto il 16 novembre 2026 e un’aggressione a colpi di pistola contro un bar di proprietà dell’imprenditore.
Le estorsioni e il tentato omicidio
L’imprenditore, attivo nel settore del noleggio auto, è stato costretto a cedere veicoli senza ricevere alcun pagamento. La situazione è degenerata quando l’estorsore ha incendiato un’auto noleggiata per intimorire la vittima. L’escalation di violenza è culminata nell’assalto al bar dell’imprenditore, dove sono stati esplosi quindici colpi di pistola calibro 9 contro l’ingresso del locale.
L’auto utilizzata per l’agguato è stata ritrovata completamente carbonizzata, rendendo difficile il lavoro degli inquirenti. Le indagini hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi e di identificare i responsabili.
Le comunicazioni dal carcere
Le indagini hanno evidenziato come il principale indagato abbia continuato a esercitare il proprio controllo sul territorio anche dall’interno del carcere. A gennaio 2026, l’uomo ha ordinato ai suoi complici di rubare e incendiare l’auto della sua stessa fidanzata, pur essendo consapevole delle responsabilità del compagno.
La fidanzata ha denunciato il furto alle autorità, dichiarando che era stato commesso da ignoti. Tuttavia, è stata proprio la donna a essere protagonista di un episodio significativo: durante un colloquio in carcere, ha consegnato di nascosto al compagno tre schede telefoniche intestate a prestanomi, trasferendole direttamente in bocca attraverso un bacio.
Le schede sono state poi inserite in telefoni cellulari detenuti illegalmente nelle celle, consentendo ai detenuti di mantenere le comunicazioni con l’esterno. Questo metodo ha permesso al clan di continuare a coordinare le proprie attività criminali anche dall’interno del carcere.
Gli arresti e le misure cautelari
L’operazione ha portato a quattro arresti, due dei quali già detenuti, uno finito in cella e un altro agli arresti domiciliari. Per un altro indagato, il Gip ha respinto la richiesta di arresto del pm non ritenendo attuali le esigenze cautelari.
Le accuse contestate vanno dal tentato omicidio all’estorsionedal porto illegale di armi alla ricettazionedal furto e incendio di auto al favoreggiamento personalefino all’introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere. Il giudice ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.
L’operazione testimonia l’impegno costante delle forze dell’ordine nel contrasto ai reati contro la persona e il patrimonio, a tutela della collettività.



