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Omicidio Scavo: il 22enne di Modugno nega ogni coinvolgimento nell’assassinio

Il giovane Francesco Di Vittorio, indagato per l'omicidio di Filippo Scavo, nega ogni coinvolgimento. Scopri la sua difesa e i dettagli del caso.

Omicidio Scavo: il 22enne di Modugno nega ogni coinvolgimento nell’assassinio

Il caso dell’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie, continua a suscitare grande interesse. Al centro delle indagini, il 22enne Francesco Di Vittorio, residente a Modugno, che si è dichiarato completamente innocente durante l’interrogatorio di convalida del fermo.

Il giovane è indagato per concorso in omicidio volontario con l’aggravante del metodo mafioso e per concorso nella detenzione di armi da fuoco. Nonostante la sua difesa, il GIP del Tribunale di Bari ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. Il suo legale, l’avvocato Nicola Quaranta, ha già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame.

La versione di Francesco Di Vittorio

Durante l’interrogatorio, Di Vittorio ha fornito una dettagliata ricostruzione dei fatti. Secondo la sua versione, la sera del delitto si trovava in discoteca con un gruppo di amici, tra cui Dylan Capriati e Aldo Lagioia, già arrestati lo scorso 5 maggio. Il giovane sostiene di non essere a conoscenza della presenza di armi né della volontà di colpire Scavo.

Secondo la sua dichiarazione, durante un diverbio nel privé del locale, si sarebbe allontanato per evitare guai. Sentendo bussare con insistenza dall’esterno, avrebbe aperto il varco di sicurezza senza sapere chi ci fosse dall’altra parte e senza accorgersi che gli amici fossero armati. Subito dopo aver avvertito gli spari, spaventato, sarebbe scappato salendo in auto solo con Capriati e Lagioia, lasciando lì il resto del gruppo.

L’ipotesi della tentata fuga

Di Vittorio ha respinto l’ipotesi di una tentata fuga all’estero, precisando che i discorsi fatti in famiglia riguardo a un trasferimento fuori dall’Italia erano legati unicamente a normali progetti lavorativi futuri. “Senza volerlo eravamo coinvolti in un omicidio perché ci trovavamo nello stesso posto dove è stato commesso senza sapere nulla. Sono innocente“, ha dichiarato il giovane.

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari divergono dalla versione di Di Vittorio su un punto cruciale: l’apertura della porta di sicurezza del locale. Secondo la DDA, Di Vittorio avrebbe aperto intenzionalmente la porta sul retro per fare entrare i presunti killer.

Il 22enne, difeso dall’avvocato Nicola Quaranta, ha contestato questa ricostruzione, sostenendo di non aver assistito alla lite tra la vittima e i presunti assassini e di non sapere che fossero armati. Dopo aver sentito gli spari, sarebbe scappato portando con sé in auto Capriati, che era con lui anche all’arrivo in discoteca.

Il caso rimane complesso e le indagini sono ancora in corso. La difesa di Di Vittorio punta a dimostrare la sua estraneità ai fatti, mentre la DDA continua a raccogliere elementi per ricostruire la dinamica dell’omicidio.

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