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Contributi ABA in Puglia: la crisi che lascia fuori le famiglie

Nella provincia BAT, centinaia di famiglie sono rimaste senza il contributo regionale per le terapie ABA nel 2026 e nel 2026. Vito Tupputi e Patrizia Corvasce chiedono una revisione del sistema.

Contributi ABA in Puglia: la crisi che lascia fuori le famiglie

Nella provincia BAT, la situazione delle terapie ABA per i bambini autistici è diventata una vera emergenza. Per il secondo anno consecutivo, centinaia di famiglie si trovano senza il contributo regionale necessario per sostenere queste terapie fondamentali. Nel 2026, circa 300 famiglie sono rimaste senza finanziamento, e nel 2026 la situazione non è migliorata, con altre 178 famiglie escluse.

Vito Tupputi, consigliere comunale di Barletta, e Patrizia Corvasce, giornalista e madre di un ragazzo autistico, hanno sollevato la questione, chiedendo non solo chiarimenti immediati, ma una revisione complessiva del sistema. «Quando per due anni consecutivi centinaia di famiglie restano senza contributo – afferma Tupputi – non possiamo più limitarci a parlare di una contingente insufficienza delle risorse. Occorre interrogarsi sulla tenuta dell’intero meccanismo.»

Un sistema che non garantisce equità

Il processo per ottenere il contributo è complesso e costoso. Le famiglie devono prima sostenere il costo della predisposizione di un progetto terapeutico, che può arrivare a circa 300 euro, presentarlo alla ASL, attendere la visita e la successiva validazione. Anche superato questo percorso, non c’è la certezza di ottenere il contributo, poiché le risorse stanziate potrebbero non essere sufficienti.

Patrizia Corvasce sottolinea la contraddizione di un sistema che, invece di sostenere le famiglie, le costringe a una sorta di roulette. «Una famiglia deve innanzitutto sostenere il costo della predisposizione di un progetto terapeutico, che può aggirarsi intorno ai 300 euro, presentarlo alla ASL, attendere la visita e la successiva validazione, che non è peraltro automatica. Superato questo percorso, resta un’ulteriore incognita: sapere se le risorse stanziate saranno sufficienti.»

La necessità di un cambiamento strutturale

Vito Tupputi ritiene che i numeri delle ultime due annualità impongano una profonda riflessione. «Circa 300 famiglie nel 2026 e altre 178 nel 2026 rappresentano un dato che non può essere archiviato come una semplice conseguenza dell’esaurimento dei fondi. Se le risorse non sono sufficienti a coprire le domande ammissibili, allora bisogna riconoscere che esiste un problema strutturale e intervenire a monte, adeguando gli stanziamenti e rivedendo i criteri.»

Corvasce va oltre, mettendo in discussione il modello di presa in carico delle persone nello spettro autistico. «Continuiamo a discutere di contributi quando il vero tema dovrebbe essere quello delle terapie pubbliche. Il contributo ABA non è un rimborso integrale delle spese sostenute dalle famiglie, ma una compartecipazione percentuale. Le terapie, invece, vengono pagate in via esclusiva dalle famiglie.»

Il diritto alla salute e la continuità terapeutica

Tupputi sottolinea che il contributo non può diventare il surrogato di una presa in carico sanitaria. «La questione centrale è garantire alle persone nello spettro autistico percorsi terapeutici e riabilitativi adeguati e continuativi e gratuiti. Quando il sistema costringe le famiglie a sostenere privatamente questi percorsi e poi non dispone neppure delle risorse sufficienti per finanziare tutte le domande ammissibili, è evidente che occorre ripensarne l’impostazione.»

Corvasce aggiunge che la condizione autistica accompagna la persona per tutta la vita e il bisogno di supporto non può dipendere dal reddito della famiglia. «La presa in carico deve essere pubblica, continuativa e costruita sui bisogni della persona. Non possiamo accettare che l’accesso a un percorso riabilitativo finisca per essere condizionato dalla capacità economica dei genitori.»

La richiesta di trasparenza e soluzioni concrete

Tupputi e Corvasce chiedono alla regione puglia e alla ASL BAT di rendere chiari i numeri delle annualità 2026 e 2026: quante domande siano state presentate, quante siano risultate ammissibili, quante effettivamente finanziate, quali risorse siano state stanziate e quale sarebbe stato il fabbisogno necessario per non lasciare fuori nessuna famiglia avente i requisiti.

Corvasce sottolinea l’importanza di una trasparenza che impedisca la ripetizione della stessa situazione. «Non possiamo arrivare a una terza annualità sapendo già che qualcuno potrebbe restare fuori. Se per due anni consecutivi le risorse si sono dimostrate insufficienti rispetto alle domande ammissibili, il problema è ormai noto e può essere affrontato prima. Non dopo la pubblicazione di una graduatoria, quando alle famiglie non resta che scoprire se questa volta sono state fortunate oppure no. Il diritto alla salute non può funzionare per estrazione.»

Tupputi conclude ribadendo il principio che dovrebbe orientare ogni scelta futura. «Le famiglie non chiedono privilegi né corsie preferenziali. Chiedono che una condizione che necessita di supporti e interventi lungo tutto l’arco della vita trovi una risposta stabile nel sistema pubblico. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo: è da questo principio che dobbiamo ripartire.»

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