15 Giugno 2026 ☀ 29°

Iran ai Mondiali 2026: tensioni per le bandiere dell’opposizione a Los Angeles

L'Iran minaccia di abbandonare il campo ai Mondiali 2026 se durante le partite verranno esposte bandiere dell'opposizione. La nazionale si prepara a un esordio complicato a Los Angeles.

Iran ai Mondiali 2026: tensioni per le bandiere dell’opposizione a Los Angeles

La nazionale iraniana è pronta a scendere in campo ai Mondiali 2026 con un’ombra che aleggia sulla sua partecipazione. La tensione è alta, soprattutto in vista dell’esordio contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, dove una parte significativa della diaspora iraniana è contraria al regime della Repubblica Islamica.

Il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha ribadito la necessità che la Fifa garantisca che negli stadi vengano esposte solo le bandiere ufficiali dell’Iran. La preoccupazione principale riguarda le manifestazioni annunciate dalla diaspora iraniana, che potrebbero sventolare la vecchia bandiera nazionale, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica.

La minaccia di Teheran: interrompere la partita

Il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha avvertito che l’Iran sarà particolarmente vigile riguardo a bandiere e sloganminacciando di interrompere la partita qualora venissero esposti simboli ostili alla Repubblica Islamica. Il regolamento della Fifa vieta qualsiasi oggetto politico negli stadi, ma la sua applicazione è stata incoerente nei tornei precedenti.

“Abbiamo presentato alla Fifa la bandiera ufficiale del nostro Paese, sta lavorando per risolvere i problemi e si è dimostrata collaborativa”, ha dichiarato Taj. “Tuttavia, sono riusciti a risolvere alcuni problemi, mentre altri restano irrisolti. Speriamo che la situazione migliori in futuro.”

La pressione della guerra e le difficoltà logistiche

Le incertezze sull’accoglienza del Team Melli si aggiungono alla pressione che grava sulla squadra dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Con il conflitto innescato dagli attacchi israelo-americani contro l’Iran del 28 febbraio, Teheran ha mantenuto dubbi sulla partecipazione della Nazionale ai Mondiali fino all’ultimo.

Gli Stati Uniti si sono rifiutati di concedere i visti a circa quindici membri dello staff tecnico, costringendo la squadra a trasferire il proprio campo base a Tijuana, in Messico, invece che a Tucson, in Arizona. Questo spostamento all’ultimo minuto ha aggiunto ulteriori complicazioni alla preparazione della squadra.

Le proteste della diaspora iraniana

Los Angeles, soprannominata Tehrangelesospita la più grande diaspora iraniana al mondo. Una parte consistente dei suoi membri è contraria alla Repubblica Islamica e ha in programma di manifestare intorno allo stadio, sventolando la vecchia bandiera iraniana. Alcuni manifestanti potrebbero anche entrare nello stadio e fischiare l’inno nazionale iraniano, come accaduto in Qatar nel 2026.

“La Fifa è responsabile secondo i protocolli”, ha dichiarato Taj durante una sessione di allenamento della nazionale iraniana a Tijuana. “Uno di questi protocolli prevede che la bandiera ufficiale di un Paese debba essere presente nello stadio.”

La situazione è complessa e delicata, con la nazionale iraniana che si trova a dover affrontare non solo le sfide sportive, ma anche le pressioni politiche e le tensioni sociali. L’esordio contro la Nuova Zelanda potrebbe essere solo l’inizio di una serie di sfide che la squadra dovrà affrontare durante il torneo.

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