LabNet festeggia vent’anni di attività riconosciute come punto di riferimento per la diagnostica avanzata in ematologia. Nata ufficialmente nel 2008 dopo i primi passi già dal 2006, la rete è gestita dalla Fondazione Gimema e finanziata anche da soggetti privati, tra cui Ail. Durante l’evento tenuto a Roma il 26 Maggio 2026 al Ministero della Salute, sono stati presentati dati che raccontano una storia di crescita, innovazione e impatto sanitario: sul piano operativo la rete collega numerose strutture e ha eseguito centinaia di migliaia di esami, offrendo strumenti utili ai clinici e benefici concreti ai pazienti.
La piattaforma digitale che sostiene LabNet mette in relazione 160 centri clinici con 60 laboratori specialistici, permettendo di raggiungere oltre 15mila pazienti e di eseguire più di 200mila esami. Questo approccio organizzativo ha permesso di standardizzare procedure e ridurre le variabilità diagnostiche: il risultato è una maggiore tempestività nella presa in carico e una qualità diagnostica omogenea su scala nazionale. In termini economici, viene indicato un impatto stimato di 16 euro per ogni euro investito nella rete.
I numeri e i risultati misurabili
Numeri e indicatori mostrano l’efficacia del modello: tra il 2026 e il 2026 il progetto LabNet Cml, uno dei quattro programmi attivi della rete, ha registrato che 381 pazienti hanno raggiunto una risposta molecolare al trattamento. In circa la metà dei casi questo ha permesso la sospensione di terapie non più necessarie, con un beneficio economico stimato in 6,8 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale (SSN). Questi risultati non solo dimostrano l’efficacia clinica della strategia, ma anche la capacità della rete di produrre risparmi e ottimizzazione delle risorse.
Impatto sul paziente e sul sistema
L’adozione di standard condivisi favorisce percorsi di cura più appropriati e meno gravosi per le famiglie: secondo le stime fornite, LabNet ha contribuito a ridurre la mobilità per esami e terapie con un risparmio di circa 500mila chilometri ogni anno per migliaia di famiglie. Il valore aggiunto riguarda quindi sia l’efficienza organizzativa sia la qualità della vita dei pazienti e dei caregiver, grazie a diagnosi più rapide e a un monitoraggio più accurato che supporta decisioni terapeutiche personalizzate.
Struttura, progetti e ruolo nella ricerca
La rete è articolata in quattro programmi principali: oltre a LabNet Cml (leucemia mieloide cronica), esistono LabNet Aml per la leucemia mieloide acuta attivo dal 2016, JakNet per le neoplasie mieloproliferative Ph negative nato nel 2018 e LabNet Mds per le sindromi mielodisplastiche attivo dal 2019. Questo portafoglio consente di coprire diverse aree dell’ematologia e di fornire al clinico strumenti concreti per la classificazione della malattia, il monitoraggio e le decisioni terapeutiche. Le procedure, periodicamente convalidate, costituiscono anche una base solida per progetti di ricerca clinica e traslazionale di più ampia portata.
Una piattaforma per la ricerca clinica
La disponibilità di dati standardizzati e di laboratori accreditati rende LabNet una risorsa strategica per studi multicentrici. La piattaforma digitale facilita lo scambio di informazioni e la validazione di metodiche, supportando così studi che richiedono coerenza metodologica tra centri differenti. Per Fondazione Gimema e i partner questa capacità di coniugare attività assistenziale e ricerca rappresenta un elemento cruciale per l’innovazione terapeutica e per la formazione continua dei professionisti coinvolti.
Riconoscimento istituzionale e prospettive di sviluppo
Il modello organizzativo di LabNet ha ricevuto attenzione nelle sedi di programmazione sanitaria: l’appartenenza alla rete è stata valutata da Agenas nei criteri di selezione dei centri per la Rete Nazionale Tumori Rari e il Piano oncologico nazionale 2026-2027 prevede l’integrazione di reti di laboratori specializzati nei sistemi regionali, a garanzia di efficacia ed economicità. Il riconoscimento istituzionale rafforza l’idea che reti come LabNet possano essere considerate un patrimonio strategico per il Paese e meriterebbero un sostegno strutturale nel tempo.
All’evento hanno partecipato rappresentanti clinici, pazienti e istituzioni, con interventi di figure chiave come Marco Vignetti (presidente di Fondazione Gimema), Giorgina Specchia (Comitato scientifico di Ail) e Daniela Bianco (The European House – Ambrosetti). L’iniziativa, promossa e patrocinata da Ail e Fondazione Gimema, è stata realizzata da Teha con il contributo non condizionante di Novartis. Le raccomandazioni emerse sottolineano l’opportunità di consolidare il coordinamento tra reti regionali e realtà professionali già operative, assicurando la sostenibilità a lungo termine di un modello che ha dimostrato valore clinico, sociale ed economico.