18 Giugno 2026 ☀ 27°

Mobilitazione a Bari per i volontari detenuti in Libia

A Bari un presidio convocato da Amnesty Bari e Global Sumud Puglia il 18 giugno chiede il rilascio immediato di Domenico Centrone e Dina Alberizia, trattenuti a Bengasi dal 24 maggio insieme ad altri partecipanti al Global Sumud Land Convoy.

Mobilitazione a Bari per i volontari detenuti in Libia

Giovedì 18 giugno alle 18.30 Amnesty Bari e global sumud Puglia invitano la cittadinanza a radunarsi in Piazza Gaza (area ex Economia/Prefettura, vicino alla statua del cavallo) per un presidio che richiama l’attenzione sulla detenzione in Libia di due attivisti pugliesi. L’iniziativa punta a chiedere con forza la liberazione di Domenico Centrone e Dina Alberiziatrattenuti a Bengasi dal 24 maggio insieme ad altri otto membri del Global Sumud Land Convoy.

Il convoglio era partito dalla Mauritania con l’obiettivo di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e aveva tentato di negoziare il passaggio attraverso Sirte. Al posto dell’assistenza prevista, il gruppo è stato arrestato e, nei giorni successivi, il procuratore libico ha disposto il prolungamento delle indagini per altri 30 giorni. Intanto, in diverse nazioni, attiviste e attivisti hanno risposto a una chiamata globale con scioperi della fame e digiuni a staffetta.

Appelli personali e sostegno delle istituzioni locali

La famiglia di uno dei trattenuti ha reso pubblico un appello che ha rafforzato la richiesta di intervento. Maria Rosaria Centrone, sorella di Domenico Centroneha diffuso un video in cui ricorda che sono trascorsi 21 giorni dalla detenzione in Libia Est e chiede aiuto per il suo ritorno: «Mio fratello mi manca da morire», sono le sue parole nel messaggio rivolto alle autorità e alla comunità.

Anche le istituzioni locali si sono mobilitate: il sindaco di BariVito Lecceseha sottolineato come «In questo momento vengono prima di tutto la vita delle persone e il rispetto dei loro diritti fondamentali» e ha espresso l’auspicio che Centrone, Alberizia e gli altri attivisti possano tornare liberi quanto prima. Parallelamente, il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università di Bari (Dirium)dove insegna Centrone, ha condannato le violazioni dei diritti umani e ha chiesto il rimpatrio immediato.

Il contesto del Global Sumud Land Convoy e le conseguenze della detenzione

Il Global Sumud Land Convoy è un’iniziativa che mira a trasportare aiuti via terra verso la Striscia di Gazaattraversando paesi del Nord Africa e la Libia. Il percorso scelto prevedeva la trattativa per il passaggio attraverso Sirtema la comitiva è stata fermata e i suoi membri trattenuti a Bengasi. La proroga delle indagini per 30 giorni decretata dalla procura libica ha alimentato l’allarme dei promotori e delle reti di solidarietà internazionali.

Questo scenario ha generato una risposta internazionale di protesta e di solidarietà: attivisti in vari Paesi hanno intrapreso forme di digiuno a staffetta e manifestazioni per mantenere alta l’attenzione sulla condizione dei volontari. La mobilitazione barese si inserisce in questa catena di iniziative e vuole esercitare pressione sulle autorità competenti affinché intervengano in favore dei connazionali detenuti.

Impatto sulla comunità accademica e civile

La detenzione di un docente universitario ha acceso una particolare attenzione nel mondo accademico: il Dirium ha dichiarato pubblicamente il proprio dissenso verso le violazioni dei diritti umani e ha chiesto provvedimenti per il ritorno di Centrone. Le associazioni promotrici del presidio richiedono inoltre che la Regione Puglia e le autorità diplomatiche italiane facciano sentire la propria voce per ottenere il rilascio immediato dei volontari e porre fine alla detenzione arbitraria.

Il presidio previsto per il 18 giugno è pensato come un momento corale: organizzazioni, associazioni e cittadini sono invitati a partecipare per chiedere pubblicamente l’intervento delle istituzioni e la tutela dei diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale. Gli organizzatori specificano il luogo di ritrovo in Piazza Gaza (ex Economia/Prefettura, altezza statua del cavallo) e ribadiscono la richiesta di liberazione di tutte le persone trattenute.

La manifestazione punta a trasformare il dolore e l’apprensione delle famiglie in una voce collettiva che chieda risposte concrete. Oltre agli appelli personali e alle prese di posizione istituzionali, la mobilitazione intende mantenere la pressione fino a quando non saranno verificate garanzie sul rispetto dei diritti e sulla possibilità di rimpatrio dei volontari coinvolti.

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