L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Associazione Medici Endocrinologi, ha tenuto un convegno dedicato alla gestione del sovrappeso e dell’obesità in adolescenza. Durante l’incontro è stato ribadito che l’obesità infantile non è una fase transitoria, ma una patologia cronica che spesso si protrae per tutta la vita, complice il fenomeno del tracking dell’obesità.
Il presidente dell’ISS, Rocco Bellantone, ha ricordato che i dati longitudinali mostrano che il 55 % dei bambini obesi rimane tale nell’adolescenza e che oltre il 70 % degli adolescenti obesi mantiene la condizione in età adulta. Questi numeri evidenziano l’importanza di intervenire in una fase cruciale, poiché l’adolescenza rappresenta una “finestra” in cui le terapie possono modificare il futuro rischio di complicanze.
Dati nazionali sull’obesità infantile e adolescenziale
Il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute coordinato dall’ISS, indica che il 19 % dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso il 10 % presenta obesità e il 2,6 % si colloca nella categoria di obesità grave. Sebbene vi siano lievi miglioramenti rispetto agli anni precedenti, l’Italia rimane tra i paesi europei con la più alta prevalenza di peso eccessivo nei piccoli. La sorveglianza HBSC estende l’analisi agli adolescenti (11-17 anni) e conferma che il problema non scompare con la crescita: le regioni meridionali e le aree socio-economiche più svantaggiate mostrano tassi più elevati.
Conseguenze a lungo termine: cuore, tumori e salute mentale
Una prolungata esposizione al tessuto adiposo genera un accumulo di danni metabolici e vascolari. Tra le patologie più comuni troviamo il diabete di tipo 2 l’ipertensione arteriosa la dislipidemia e l’aterosclerosi subclinica tutti fattori che aumentano il rischio di infartoictus e altre malattie cardiovascolari negli anni successivi. Studi epidemiologici hanno anche dimostrato una correlazione tra un alto indice di massa corporea infantile e un maggior rischio di tumori al colon-retto, all’endometrio, alla mammella post-menopausa, al rene e all’esofago, soprattutto quando l’obesità persiste nell’età adulta.
Dal punto di vista psicologico, i bambini e gli adolescenti con obesità sono più soggetti a bassa autostimaisolamento socialeansia e depressione. Lo stigma legato al peso può influire negativamente sul rendimento scolastico e sulle opportunità future. Inoltre, l’obesità è associata a disturbi del sonno, in particolare alla sindrome delle apnee ostruttive che peggiora ulteriormente la qualità della vita.
Nuove linee guida e approccio multidisciplinare per gli adolescenti
Il 17 luglio 2026 è stata pubblicata la nuova Line guida nazionale sulla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistente ai trattamenti comportamentali per i giovani di 12-18 anni. Redatta dall’ISS in collaborazione con l’AME e numerose società scientifiche, il documento propone un percorso di cura strutturato, basato su evidenze scientifiche e su una presa in carico continua.
Strategie di prevenzione e intervento
Le raccomandazioni enfatizzano la promozione di una alimentazione equilibrata l’attività fisica regolare e la riduzione dei comportamenti sedentari. Quando gli interventi comportamentali si rivelano insufficienti, il protocollo prevede la valutazione individualizzata del paziente e l’eventuale ricorso a terapie farmacologiche o, in casi selezionati, a interventi chirurgici. La partecipazione di famiglie, scuole, servizi sanitari e comunità è considerata fondamentale per garantire l’efficacia a lungo termine.
Secondo Marco Silano, direttore del dipartimento cardiovascolare dell’ISS, investire nella prevenzione dell’obesità infantile è un “investimento per la salute dell’intero corso di vita”, capace di ridurre le disuguaglianze sanitarie e assicurare la sostenibilità dei sistemi sanitari nei decenni a venire.



