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Ricerca dell’auto scomparsa dopo il crollo del ponte sul Trigno

Le ricerche riprese il 18 maggio e verificate il 21 maggio vedono la Guardia Costiera al lavoro con tecnologie di rilevamento nella foce del Trigno mentre la Procura di Larino continua le indagini

Ricerca dell’auto scomparsa dopo il crollo del ponte sul Trigno

Le operazioni di ricerca per individuare Domenico Racanati, il pescatore di Bisceglie scomparso dopo il cedimento del ponte sulla Statale 16, continuano senza sosta. L’uomo risulta disperso dal 2 aprile, giorno in cui una campata del viadotto sul fiume Trigno è collassata durante l’ondata di maltempo che ha colpito la zona tra Molise e Abruzzo. Dal 18 maggio le attività sono state intensificate con il ritorno delle unità subacquee della Guardia Costiera e con l’impiego di metal detector subacquei, concentrandosi in particolare sulla foce del Trigno e sulle aree meno profonde dove si ritiene possa trovarsi l’autovettura.

Le operazioni in acqua

Le ricerche si sviluppano su più fronti: immersioni a cura dei reparti subacquei, perlustrazioni di superficie e rilevamenti dal battello con sensori. L’obiettivo principale è localizzare la Fiat Bravo segnalata come scomparsa al momento del cedimento del ponte. Sul campo operano equipaggi coordinati dalla Capitaneria di porto di Termoli che utilizzano sia mezzi navali sia attrezzature per lo scavo dei fondali. In questa fase le squadre devono fare i conti con correnti imprevedibili, visibilità ridotta e depositi di detriti che complicano le rilevazioni, fattori che allungano i tempi e rendono più delicate le operazioni di identificazione.

Tecnologie impiegate

Tra gli strumenti utilizzati figurano metal detector subacquei, ecoscandagli e sistemi di cartografia batimetrica. I metal detector sono indispensabili per segnalare la presenza di masse metalliche sepolte nel fango o coperte da sedimenti, mentre gli ecoscandagli permettono di mappare la conformazione del fondale e rilevare anomalie. L’integrazione dei dati raccolti via sonar con le immersioni dirette consente di precisare le aree di interesse e programmare interventi mirati. Tuttavia, l’uso di apparecchiature “di non facile reperimento”, come indicato dalla Procura, richiede personale specializzato e tempistiche organizzative stringenti per un’azione efficace.

Sequenza delle ricerche

Le squadre procedono secondo una sequenza stabilita: prima la scansione elettronica delle aree di interesse, poi le immersioni per verificare i segnali ottenuti e infine interventi di recupero se vengono individuati elementi riconducibili all’auto dispersa. In molti casi è necessario ripetere più volte le rilevazioni a causa del trasporto di sedimenti e rami da parte del fiume. L’attenzione è concentrata sulle aree prossime alla foce, dove la corrente può trascinare detriti verso il mare, e lungo i tratti meno profondi che potrebbero nascondere la sagoma di un veicolo. Ogni scoperta è documentata e concordata con gli inquirenti prima di ogni azione di recupero.

L’inchiesta e lo stato del ponte

La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per crollo colposo e ipotesi di omicidio colposo nel caso in cui il coinvolgimento dell’automobile venisse confermato. Il troncone crollato resta sotto sequestro perché gli accertamenti tecnici sul viadotto rappresentano un elemento chiave per ricostruire le responsabilità e capire se fattori strutturali preesistenti abbiano favorito il cedimento. Le verifiche, coordinate con Anas e altri enti competenti, comprendono esami sulle fondazioni, ricognizioni fotografiche e rilievi geotecnici che dovranno chiarire se la forza dell’acqua sia stata l’unica causa o se vi siano state anomalie tecniche preesistenti.

Reazioni della famiglia e delle istituzioni

La famiglia di Racanati continua a sollecitare chiarezza e verità, chiedendo che le ricerche procedano senza interruzioni fino a che non saranno conseguiti risultati certi. La vicenda ha raggiunto anche l’attenzione politica: è stata presentata un’interrogazione al Senato per sollecitare un intervento del Governo e dei ministeri competenti. Sul territorio, amministrazioni locali e servizi di protezione civile monitorano la situazione della viabilità e la sicurezza delle infrastrutture, mentre la popolazione resta in ansia per la durata delle operazioni e per le conseguenze pratiche del crollo sul collegamento tra Molise e Abruzzo.

Prospettive e nodi aperti

Nonostante lo sforzo operativo e l’uso di tecnologie avanzate, al momento non sono stati resi noti ritrovamenti che confermino la presenza dell’auto o dell’uomo. Le attività proseguiranno finché le condizioni meteo e idrauliche lo consentiranno e fino a che la Procura riterrà necessario acquisire elementi probatori. Il caso pone domande più ampie sulla manutenzione delle infrastrutture costiere e sulla capacità di risposta in eventi estremi: la comunità attende risposte concrete sia sul fronte delle indagini sia sulle misure per prevenire nuove emergenze simili in futuro.

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