15 Settembre 2026 🌤 25°

Stress abitativo a Bari: prezzi alle stelle e redditi insufficienti

La situazione immobiliare a Bari è sempre più critica, con prezzi che richiedono fino a 12 anni di reddito per l'acquisto di un'abitazione.

Stress abitativo a Bari: prezzi alle stelle e redditi insufficienti

Acquistare una casa a Bari sta diventando un sogno sempre più lontano per molti cittadini. Secondo un’analisi basata sui dati della Commissione Europea, per comprare un’abitazione media servono quasi dieci anni di reddito, con picchi di oltre dodici anni nei quartieri centrali. Questo fenomeno sta mettendo a dura prova le famiglie baresi, che vedono crescere i prezzi senza un corrispondente aumento dei redditi.

Il valore medio di un appartamento di circa 108 metri quadrati si aggira intorno ai 203mila euro, mentre il reddito disponibile pro capite è di circa 20.500 euro. Questo squilibrio rende l’acquisto di una casa un obiettivo irraggiungibile per molte persone, soprattutto in un contesto economico già difficile.

I quartieri più colpiti dallo stress abitativo

Dodici quartieri su diciassette superano la soglia degli otto anni di reddito stabilita dalla proposta europea dell’Affordable Housing Act che identifica le aree sotto forte stress abitativo. Tra i quartieri più colpiti ci sono San Nicola, Murat e Madonnella, dove il valore stimato di un’abitazione tipo raggiunge i 256.315 euro, equivalenti a 12,46 anni di reddito. Anche in zone come Carrassi, Picone e San Pasquale, il rapporto è elevato, con 10,77 anni di reddito necessari per l’acquisto di una casa.

Al contrario, nei quartieri di San Paolo e Stanic, il valore medio scende a circa 146.968 euro, pari a 7,15 anni di reddito. Tuttavia, anche in queste aree più accessibili, il divario con le zone centrali è significativo, superando i 109mila euro.

Il confronto con altre grandi città italiane

Il rapporto di 9,9 anni di reddito necessario per acquistare una casa a Bari è superiore a quello di Roma, Bologna e Napoli, e vicino a quello di Firenze. Questo dato evidenzia come la città pugliese stia affrontando tensioni immobiliari paragonabili a quelle delle grandi città più ricche e industrializzate, nonostante i livelli reddituali siano inferiori.

Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea Cgil Bari Bat, sottolinea che Bari non ha i livelli reddituali delle grandi città più ricche e industrializzate ma ha sviluppato tensioni immobiliari paragonabili. Questo crea una contraddizione tra prezzi sempre più alti e redditi che non crescono allo stesso ritmo.

Le richieste per affrontare la crisi abitativa

Per affrontare questa situazione, Lavermicocca chiede un intervento pubblico più forte sul mercato abitativo e sul rapporto tra residenza e ricettività. Tra le priorità indicate ci sono il recupero del patrimonio inutilizzato, il sostegno alle locazioni di lunga durata e la rigenerazione urbana senza nuovo consumo di suolo.

Inoltre, è fondamentale aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, sociale e convenzionata, anche per quel ceto medio che guadagna troppo per accedere all’Erp ma troppo poco per sostenere agiatamente i prezzi del mercato. Una politica abitativa efficace deve essere una politica dei redditi, dell’urbanistica e anche industriale, dove ogni casa pubblica recuperata, efficientata o costruita significa anche nuovi cantieri, occupazione e lavoro qualificato.

La rendita non può decidere chi ha diritto a vivere a Bari. È necessario un programma pluriennale per aumentare l’offerta abitativa, sostenere le locazioni di lunga durata e promuovere la rigenerazione urbana, evitando nuovo consumo di suolo e favorendo l’efficientamento energetico.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Bari adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 15 Settembre