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Tribunale di Bari: giudizio immediato per agressione alla studentessa

La 32enne di Bari finisce a processo per aver violentato la studentessa Giuditta D’Elia al Parco Rossani.

Tribunale di Bari: giudizio immediato per agressione alla studentessa

Il Parco Rossani situato nel centro di Bari, è stato teatro di una violenta rissa che ha coinvolto una giovane studentessa di 26 anni, Giuditta D’Elia, e una donna di 32 anni, Angela Memoli. L’episodio si è verificato il 23 luglio quando la studentessa si trovava nei pressi dei bagni pubblici del parco. Una serie di scontri violenti ha portato a lesioni di grava entità, tanto da spingere la Procura a richiedere un giudizio immediato.

L’intervento delle forze dell’ordine avvenuto pochi giorni dopo ha portato all’arresto di Memoli il primo agosto. Successivamente la donna è stata posta agli arresti domiciliari in attesa del dibattimento fissato per il 4 novembre. La vittima, Giuditta D’Elia, si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Donato Carlucci, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.

Il provvedimento del giudice Francesco Vittorio Rinaldi e la situazione dell’imputata

Il Tribunale di Bari presieduto dal giudice Francesco Vittorio Rinaldi, ha disposto un decreto di giudizio immediato a carico di Angela Memoli. La decisione è stata basata sulle accuse di lesioni personali aggravate per cui la donna è ritenuta responsabile di aver inflitto a Giuditta D’Elia gravi danni al volto e al collo, inclusi un trauma cranico e la frattura delle ossa nasali, con una prognosi di più di 40 giorni di recupero. Oltre alla violenza fisica, l’accusa prevede anche aggravanti legate al fatto di aver colpito la vittima davanti a un gruppo di persone e di aver coinvolto minorenni nel reato.

Ricostruzione dei fatti del 23 luglio al Parco Rossani

Secondo la versione riportata dagli inquirenti, la sequela di violenze è iniziata quando la figlia minorenne di Angela Memoli ha bagnato la studentessa con una pistola ad acqua nei pressi dei servizi igienici. Giuditta D’Elia avrebbe reagito cercando di allontanarsi, ma la ragazza ha provato a rincorrerla, strattonandola leggermente. A questo punto è intervenuta Memoli, dipendente della ditta addetta alla pulizia dei servizi, afferrando la studentessa per i capelli e scaraventandola a terra.

Il ruolo della figlia minore e l’intervento di Angela Memoli

L’intervento della madre è stato descritto come particolarmente brutale: la donna avrebbe colpito la vittima con pugni, schiaffi e calci, mentre altre persone presenti avrebbero assistito o partecipato al pestaggio. Testimoni oculari hanno riferito che, durante l’aggressione, Memoli avrebbe urlato in dialetto barese la frase “A questa dobbiamo ucciderla”, un’affermazione che ha alimentato il clamore mediatico e la percezione di una violenza premeditata. Oltre alla violenza fisica, gli inquirenti hanno riscontrato la presenza di altri minorenni e tre donne tra gli aggressori, elementi che hanno influito sull’aggravamento delle accuse.

Accuse, testimonianze e data del dibattimento

Le “lesioni personali aggravate” sono il capo d’accusa principale, ma il fascicolo contiene anche imputazioni per “aver commesso il fatto in presenza di più persone” e per “aver indotto minorenni a partecipare al reato”. La studentessa, Giuditta D’Elia, ha presentato una denuncia dettagliata, includendo le testimonianze di altri testimoni che hanno ripreso la scena con i propri telefoni, confermando così la dinamica raccontata dagli inquirenti. Il processo si svolgerà davanti al giudice Rinaldi il 4 novembre data in cui le parti dovranno confrontarsi in aula per far emergere la verità, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’imputata.

Parte civile e difesa dell’imputata

Giuditta D’Elia, assistita dall’avvocato Donato Carlucci, ha chiesto un risarcimento per i danni fisici e morali subiti, oltre a richiedere che la condanna includa una pena detentiva. Da parte sua, la difesa di Angela Memoli ha finora mantenuto una strategia riservata, chiedendo l’applicazione del principio di presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva. La difesa sostiene che gli eventi siano stati esagerati dai testimoni e che la madre non abbia avuto l’intenzione di ferire gravemente la studentessa.

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