La Puglia si trova al centro di una proposta normativa che vuole trasformare l’approccio diagnostico alla malattia di Alzheimer: il consigliere regionale Antonio Paolo Scalera ha presentato il 08/06/2026 una proposta di legge mirata a introdurre nella pratica clinica regionale l’impiego sistematico dei biomarcatori ematici. Il documento, registrato con il numero 1256 alle 11:39, delinea un programma sperimentale che coinvolge strutture cliniche e laboratori per rendere più rapida e accessibile la diagnosi della demenza.
L’iniziativa nasce dalla convinzione che, nei ultimi decennila ricerca neuroscientifica abbia messo a disposizione strumenti capaci di individuare segni biologici della malattia con un semplice prelievo di sangue. La proposta punta a tradurre questa disponibilità tecnologica in un percorso organizzato, con l’obiettivo di ridurre esami invasivi e migliorare l’accesso alle terapie innovative per i pazienti pugliesi.
Rete regionale proposta e strutture coinvolte
La legge propone la creazione di una rete che metta in connessione i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenzelaboratori di riferimento e le strutture universitarie presenti in Puglia. L’intento è quello di stabilire percorsi diagnostici uniformi su tutto il territorio regionale, con laboratori Hub ad alta specializzazione che eseguano i test sui biomarcatori ematici e garantiscano standard condivisi. Il progetto include la formazione del personale sanitario e la standardizzazione delle procedure di laboratorio per assicurare risultati comparabili.
Registro e controllo scientifico
Tra le misure chiave previste dalla proposta figura l’istituzione del Registro Regionale Biomarcatori Alzheimerdestinato a raccogliere dati epidemiologici e clinici derivanti dalla sperimentazione. A supporto del programma verrebbe costituito un Comitato Scientifico incaricato di monitorare l’attuazione, valutare gli impatti clinici e organizzativi e garantire la qualità scientifica delle attività. Questo approccio mira a trasformare i risultati della sperimentazione in evidenze utili alla pianificazione sanitaria regionale.
Obiettivi clinici, organizzativi ed economici
La proposta ribadisce più obiettivi concreti: migliorare l’identificazione precoce della malattia, ridurre ricorso a esami invasivi o costosi quando non necessari e favorire l’accesso appropriato alle nuove terapie. I promotori sottolineano che una diagnosi più tempestiva può tradursi in una presa in carico più efficace e in una migliore qualità della vita per le famiglie coinvolte. Dal punto di vista organizzativo, il modello punta a rendere il sistema sanitario più sostenibile, evitando percorsi diagnostici frammentati e disomogenei sul territorio regionale.
Il programma sperimentale intende inoltre valutare gli impatti economici dell’adozione sistematica dei biomarcatori ematiciconfrontando costi e benefici rispetto agli approcci tradizionali. L’obiettivo dichiarato è dotare la Regione di dati robusti per decidere se estendere poi la pratica a regime, garantendo al contempo equità di accesso all’innovazione e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Formazione e qualità diagnostica
Un altro elemento centrale della proposta è la formazione specialistica: la legge promuoverebbe percorsi destinati a medici, biologi di laboratorio e tecnici sanitari per assicurare la corretta esecuzione e interpretazione dei test sui biomarcatori. La standardizzazione delle procedure bioanalitiche e dei criteri interpretativi è considerata fondamentale per ottenere risultati affidabili e confrontabili tra i diversi centri.
Il modello ipotizzato prevede laboratori Hub che fungano da riferimento per i centri periferici, in modo da concentrare competenze avanzate senza privare le realtà locali dell’accesso ai test. Questa struttura a rete dovrebbe consentire di bilanciare specializzazione e prossimità al paziente.
Secondo i proponenti, la sperimentazione potrebbe posizionare la Puglia come esempio nazionale nell’applicazione della medicina di precisione alle malattie neurodegenerative, valorizzando le competenze scientifiche e professionali presenti nel territorio e rafforzando il ruolo della Regione nella ricerca sanitaria.
Rimane centrale la questione della sostenibilità: l’investimento nella diagnosi precoce viene presentato come una scelta strategica per il futuro delle famiglie e per la tenuta del sistema sanitario regionale. La proposta, depositata nel 2026, punta a generare evidenze che possano guidare decisioni politiche e organizzative successive, con attenzione agli aspetti clinici, organizzativi ed economici.



