È emerso un complesso quadro di presunte illecite percezioni di fondi pubblici riconducibili ai provvedimenti varati per l’emergenza Covid-19. Le autorità giudiziarie di Bari, con il supporto del Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza hanno notificato avvisi di conclusione delle indagini a 19 persone coinvolte, contestando reati che vanno dalla malversazione ai danni dello Stato all’autoriciclaggio fino all’evasione fiscale e a illeciti collegati alle crisi d’impresa.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un imprenditore barese ritenuto l’ideatore del sistema: l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe creato e gestito in forma occulta 18 società con l’ausilio di familiari e prestanome, utilizzandole per presentare richieste di contributi pubblici corredate da documentazione falsa e, in alcuni casi, per emettere fatture relative a operazioni inesistenti.
Schema delle società e modalità operative
Secondo gli elementi raccolti, le società riconducibili al presunto organizzatore erano impiegate come strumenti per accedere ai finanziamenti previsti dal Ministero dello Sviluppo Economico e da altri provvedimenti emergenziali. Le richieste sarebbero state accompagnate da documentazione ritenuta mendace, attestante il possesso di requisiti necessari per ottenere le sovvenzioni. Tre di queste imprese sono state sottoposte a verifica fiscale, che ha evidenziato l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e l’occultamento delle scritture contabili.
Movimentazione dei fondi e autoriciclaggio
Le somme incassate tramite i contributi, sempre secondo l’accusa, non sarebbero rimaste nel circuito aziendale ma sarebbero state trasferite sui conti personali degli indagati o prelevate in contanti per usi privati, con modalità atte a renderne difficile la tracciabilità: i fatti configurano, nella ricostruzione investigativa, condotte di autoriciclaggio. L’occultamento e la distrazione delle risorse hanno inoltre contribuito, secondo gli inquirenti, al dissesto di due società che sono poi finite in liquidazione giudiziale.
Provvedimenti cautelari, sequestri e nomi coinvolti
Il Gip del Tribunale di Bari ha disposto misure cautelari e sequestri patrimoniali su richiesta della Procura. Per due indagati è stato eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per circa 622.500 euro. Tale provvedimento si aggiunge a sequestri precedenti effettuati nel novembre 2026 nell’ambito dello stesso filone investigativo, da cui risultano contestazioni per reati tributari per circa 1,2 milioni di euro portando il totale dei beni vincolati oltre la soglia di 1,8 milioni di euro.
Al termine dell’interrogatorio preventivo, il giudice ha poi disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore di 61 anni, indicato come l’ideatore del meccanismo. Tra gli indagati figurano, a vario titolo, componenti del suo nucleo familiare e diverse altre persone: Tiziana Di Chio, Marika Di Cosola, Fabrizio Romito, Luciano Ney, Pietro Pantaleo, Domenico Schettini, Giuseppe Amoruso, Filippo Maldarella, Andrea Cassano, Michele Partipilo, Demetrio Trasarti, Tommaso Ventrella, Luigi Liaci, Nicola Angelini, Francesco Loprino, Gianluigi Passiatore e Daniel Maruntelu.
Le accuse mosse comprendono la malversazione ai danni dello Stato per l’illecita percezione di contributi pubblici, e una serie di reati tributari collegati alla sistematica emissione di documenti contabili falsi. I sequestri e la misura cautelare mirano a preservare la disponibilità dei patrimoni ritenuti frutto delle condotte illecite e a garantire il ristoro alle casse pubbliche qualora le responsabilità vengano confermate in sede processuale.
Impatto procedurale e iter giudiziario
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta una fase formale che anticipa la possibile richiesta di rinvio a giudizio. Dalle indagini emerge un quadro investigativo complesso, con risvolti patrimoniali e fiscali che saranno oggetto di ulteriore approfondimento durante la fase dibattimentale. Restano da accertare in sede processuale responsabilità individuali e dinamiche precise nella gestione delle 18 società oggetto d’indagine.
La vicenda mette in evidenza come, secondo l’accusa, strumenti creati per sostenere imprese in difficoltà durante l’emergenza sanitaria possano essere stati manipolati per scopi personali, con effetti sul tessuto economico locale e sulle risorse pubbliche. L’azione della magistratura e della Guardia di Finanza proseguirà con l’obiettivo di chiarire i profili di responsabilità e di recuperare le somme indebitamente percepite.



