23 Giugno 2026 ☁ 26°

Due attivisti pugliesi rientrano in Italia dopo la detenzione in Libia

Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti pugliesi del Global Sumud Flotilla arrestati il 24 maggio a Sirte e trattenuti a Bengasi, sono stati liberati. La famiglia chiede unità politica: "Uniamoci e riportiamoli a casa." L'episodio solleva interrogativi sul ruolo della Farnesina, della Regione Puglia e dell'Unione Europea nella tutela dei volontari umanitari.

Due attivisti pugliesi rientrano in Italia dopo la detenzione in Libia

Il 23 Giugno 2026 segna la svolta nella vicenda che ha visto protagonisti Domenico Centrone e Dina Alberizia due attivisti pugliesi del convoglio umanitario Global Sumud Flotilla. Arrestati il 24 maggio a Sirte durante la missione diretta verso Gaza sono stati trattenuti a Bengasi per settimane, generando mobilitazioni in tutta Italia e appelli da parte di istituzioni e associazioni.

La loro liberazione è stata salutata come il risultato di pressioni pubbliche e di interventi diplomatici: la vicenda ha rimesso al centro il tema della protezione degli operatori umanitari in contesti instabili e la necessità di coordinate istituzionali chiare tra Stato e amministrazioni locali.

Fatti concreti: arresto, detenzione e rilascio a Bengasi

Il convoglio del Global Sumud Flotilla era partito con l’obiettivo di portare aiuti e assistenza sanitaria a Gaza. Il fermo è avvenuto a Sirte il 24 maggio quando le autorità libiche hanno trattenuto in totale dieci persone di varie nazionalità, tra cui i due italiani. Successivamente i detenuti sono stati trasferiti nelle strutture di Bengasi nella parte orientale della Libia sotto l’influenza delle milizie legate al generale Haftar.

Per settimane le famiglie hanno denunciato l’incertezza sulle accuse formali: secondo i contatti con il consolato, la detenzione era stata prorogata per procedere a indagini che, allo stato, non apparivano basate su capi d’imputazione chiari. La proroga citata dalle autorità libiche è stata comunicata con scadenza indicata in riferimento a un periodo di 30 giorni.

Condizioni e testimonianze collegate alle missioni umanitarie

La vicenda si è inserita in un quadro più ampio: nelle settimane precedenti altri volontari impegnati in missioni verso Gaza erano stati fermati o trattenuti, con racconti di violenze e coercizioni. In un episodio collegato, una volontaria italiana, Simona Losito ha denunciato condizioni di estrema pressione durante un fermo: “Ci puntavano le pistole in testa, anche togliendo la sicura“. Tali denunce hanno rafforzato le richieste di maggiore tutela per chi opera in contesti ad alto rischio.

Reazioni italiane e appelli politici

La detenzione di Centrone e Alberizia ha attivato una rete di risposte: famiglie, colleghi e amministrazioni locali, come la Regione Puglia hanno promosso mozioni e interventi pubblici per sollecitare chiarimenti e interventi della Farnesina. Il fratello di Dina ha lanciato appelli pubblici all’unità: “Uniamoci e riportiamoli a casa.” Nelle richieste traspare anche l’invito a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni europee: “L’UE aiuti a liberarla“, ha detto il familiare riferendosi alla responsabilità collettiva di fronte a cittadini di vario Stato trattenuti all’estero.

Sul piano politico, sono arrivate sollecitazioni rivolte a esponenti locali come il sindaco e ad attori nazionali. In alcuni interventi è stata richiamata la possibilità per rappresentanti locali di fare pressione istituzionale, sollecitando aggiornamenti e azioni coordinate con il ministero degli Esteri. Il caso ha inoltre riportato in primo piano il modello di rapporti con la Libia invocato dalla leadership politica, citando interlocuzioni sia con l’area di Haftar sia con il governo di Tripoli con richiami ai precedenti scambi diplomatici del 2026 che portarono a rilasci e consegne tra le parti.

Presenza istituzionale e diplomatiche note

Il consolato italiano ha effettuato visite ai detenuti e intrattenuto contatti con le famiglie: il console ha permesso almeno due colloqui ufficiali, uno dei quali è stato descritto come una concessione collegata a iniziative di protesta interna da parte dei detenuti stessi. Le autorità italiane hanno, inoltre, offerto rassicurazioni pubbliche sul fatto che si sarebbe lavorato per il rapido rientro dei cittadini.

Al di là del rilascio, la vicenda indica la complessità delle relazioni internazionali in Nord Africa: il ruolo di mediazione è spesso oscillante e le interlocuzioni operative possono dipendere da equilibri che coinvolgono più attori. Sul caso di Osama Almasri, ad esempio, si era registrata nel 2026 una collaborazione internazionale che aveva portato a una consegna rapida alle autorità, citata come precedente nelle analisi politiche odierne.

La liberazione di Centrone e Alberizia mette fine a settimane di incertezza per le famiglie e la rete di solidarietà che li aveva sostenuti. Resta aperta la discussione pubblica sul modo migliore per tutelare i volontari impegnati in missioni internazionali e sul coordinamento tra istituzioni locali, Stato e Unione Europea per risposte tempestive a crisi simili.

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