Il Consiglio comunale di Bari ha approvato un ordine del giorno volto a istituire un servizio domiciliare per il deposito delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (spesso indicate come testamento biologico), rivolto a cittadini che non possono recarsi agli uffici comunali per ragioni di salute o di disabilità. L’iniziativa nasce dall’esigenza di assicurare che il diritto a esprimere le proprie preferenze in ambito sanitario sia realmente accessibile anche a chi è fisicamente limitato.
La proposta, promossa dalla consigliera Angela Perna, presidente della Commissione consiliare Pari Opportunità, si basa su un confronto con associazioni e uffici tecnici del Comune e si ispira a esperienze analoghe realizzate in altre città italiane. Nel documento approvato sono previste regole operative, una fase sperimentale e azioni di comunicazione rivolte in particolare alle persone in condizione di fragilità.
Che cosa sono le Dat
Le Disposizioni Anticipate di Trattamento sono lo strumento giuridico che consente a ogni cittadino adulto, maggiorenne e capace di intendere e di volere, di manifestare in anticipo le proprie scelte relative ai trattamenti sanitari in caso di futura incapacità di esprimere il consenso. La normativa di riferimento è la legge n. 219 del 22 dicembre 2017, che ha disciplinato il diritto all’autodeterminazione in ambito sanitario. Con le Dat si può indicare il consenso o il rifiuto rispetto a terapie, accertamenti diagnostici e trattamenti specifici, e si può nominare un fiduciario che rappresenti la volontà del dichiarante.
Modalità di deposito
Attualmente le Dat possono essere depositate presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza, dove un funzionario incaricato verifica l’identità e la volontà della persona al momento del deposito. Questa procedura garantisce la registrazione formale e la tracciabilità del documento. Tuttavia, la necessità di recarsi in Municipio può costituire un ostacolo insormontabile per chi ha gravi limitazioni motorie; l’idea del servizio domiciliare è proprio quella di portare l’ufficio dove non può arrivare il cittadino.
La proposta del servizio domiciliare
Il testo dell’ordine del giorno impegna il sindaco e la giunta comunale a definire un protocollo operativo che disciplini le modalità di richiesta e le procedure per le visite a domicilio. Si pensa a una cadenza periodica, ad esempio una o due giornate al mese dedicate al servizio, per bilanciare le esigenze organizzative con la necessità di fornire un’assistenza puntuale e rispettosa delle norme. È prevista una fase sperimentale per valutare costi, tempi e impatto prima di un’eventuale estensione stabile del servizio.
A chi è rivolto e quali garanzie
Il servizio è pensato in modo specifico per persone con gravi limitazioni motorie, disabilità o condizioni di fragilità che non permettono lo spostamento agli uffici comunali. Nel protocollo saranno indicate le modalità di prenotazione, la verifica dell’identità, la presenza di personale abilitato e le misure per tutelare la riservatezza dei dati personali e la validità del consenso. Il documento prevede anche azioni di monitoraggio della fase sperimentale e campagne informative per rendere nota la possibilità a chi potrebbe beneficiarne.
Perché il servizio è importante
La proposta non è solo una questione pratica: rappresenta un passo verso la parità di accesso ai diritti civili e sanitari. Permettere il deposito delle Dat a domicilio significa evitare barriere che, in fondo, impediscono a persone pienamente capaci di autodeterminarsi di esercitare un diritto fondamentale. L’iniziativa vuole garantire che la scelta sulle cure e sulle modalità di trattamento sia effettivamente disponibile per tutti, indipendentemente dalla condizione fisica.
Secondo chi ha promosso la misura, il progetto è il risultato di un dialogo con realtà associative e con referenti tecnici, ed è ispirato da pratiche già adottate altrove, come a Torino. L’obiettivo è mettere a punto un servizio sostenibile e rispettoso delle norme, che funzioni come un ponte tra l’amministrazione e i cittadini più vulnerabili: un’apertura concreta che rende più semplice e dignitoso l’atto di esprimere le proprie volontà in materia di salute.