I numeri emersi dallo studio con riferimento ISPRA-SNPA 2026 riaccendono il dibattito sulla gestione del territorio in Puglia. Nel corso dell’ultimo anno la regione ha registrato un incremento di 1.198 ettari di nuovo consumo di suolo, di cui quasi 878 ettari classificati come superfici agricole. Nella provincia di BAT il dato locale raggiunge i 90 ettari. Questi valori pesano sulle scelte politiche e urbanistiche, mettendo in connessione la necessità di energia pulita con la salvaguardia delle attività agricole e dell’ambiente.
Di fronte a questi dati il Partito Democratico regionale e i suoi rappresentanti istituzionali hanno elaborato una proposta normativa che sarà prossimamente discussa in Consiglio regionale. L’iniziativa mira a fornire regole chiare per la localizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di conciliare la transizione energetica con la tutela del patrimonio agricolo e paesaggistico.
Dati concreti sul consumo di suolo e implicazioni per l’agricoltura
Il dato complessivo di 1.198 ettari acquistati da nuovo consumo di suolo comprende quasi 878 ettari di terreni agricoli interessati, una quota che solleva interrogativi sulla capacità produttiva futura della regione. L’assorbimento di aree coltivate non riguarda solo la quantità di superficie disponibile, ma impatta anche su risorse collegate come la gestione delle acque, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la conservazione del paesaggio rurale. In ambienti agricoli già fragili, la perdita di suolo fertile può tradursi in costi economici per le imprese e in una perdita di servizi ecosistemici fondamentali per le comunità locali.
Il caso della provincia BAT
Nella provincia di BAT il consumo rilevato è pari a 90 ettari, una cifra che, se contestualizzata rispetto alle dimensioni e alle vocazioni produttive del territorio, richiede attenzione mirata. La dispersione di suolo in aree a forte vocazione agricola genera effetti che si sommano: erosione della rete produttiva locale, riduzione delle opportunità per le imprese agricole e possibili ricadute sulla resilienza ambientale del territorio.
La proposta politica e i criteri di localizzazione per gli impianti rinnovabili
Il consigliere regionale Giovanni Vurchio, esponente del Partito Democratico, evidenzia che la proposta del gruppo di maggioranza punta a definire criteri per la scelta dei siti destinati a impianti da fonti rinnovabili. Il testo che arriverà in Aula intende privilegiare, ove possibile, superfici già compromesse, aree industriali dismesse e le coperture degli edifici come prima opzione rispetto al consumo di nuove terre agricole.
Soluzioni indicate nella proposta
Tra gli orientamenti previsti figura la promozione di sistemi agrivoltaici che permettano la coesistenza di produzione agricola ed energetica, garantendo la continuità delle colture e la redditività delle aziende. La proposta richiama inoltre la necessità di riservare massima attenzione ai terreni a più elevato valore produttivo, introducendo criteri che riducano il rischio di impatti negativi sulla filiera alimentare e sulla sicurezza economica delle comunità rurali.
Il lavoro politico è stato impostato come un equilibrio tra obiettivi: favorire la transizione energetica con impianti efficienti e, al tempo stesso, tutelare il capitale agrario della regione. L’esame in Consiglio regionale, previsto nelle prossime sedute, rappresenta un passo formale per tradurre questi indirizzi in regole operative e strumenti di pianificazione territoriale.
Le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni agricole sono state messe al centro del confronto: la tutela del suolo non è un tema isolato, ma interseca la gestione delle risorse idriche, la prevenzione del dissesto e la salvaguardia del paesaggio rurale. Per questo motivo la proposta cerca di adottare un approccio selettivo e differenziato nella localizzazione degli impianti, con l’obiettivo di minimizzare l’uso di superfici agricole di alto valore.
Nel percorso che porterà il testo all’esame dell’Aula è atteso un confronto tecnico-politico per definire strumenti di pianificazione che consentano di bilanciare sostenibilità ambientale, crescita economica e continuità dell’attività agricola. L’appuntamento in Consiglio regionale rappresenta dunque un momento cruciale per mettere a sistema gli indirizzi programmati e trasformarli in norme che guidino scelte concrete sul territorio.
La discussione sul consumo di suolo in Puglia evidenzia la sfida di governare la coesistenza tra produzioni energetiche e agricole: proteggere suoli fertili e sostenere la diffusione di energia rinnovabile sono due obiettivi non necessariamente incompatibili, purché orientati da criteri di localizzazione attenti alle vocazioni territoriali e sostenuti da regole chiare.
Evento e appuntamento politico si svolgono con la data già fissata del 29 ottobre 2026, aggiornamento alle ore 09:30, e saranno determinanti per il futuro assetto normativo regionale in materia di suolo e rinnovabili.



