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Ordinanze sui proprietari di cani: quando risciacquare la pipì non è igienico secondo Matteo Bassetti

Matteo Bassetti definisce inutile dal punto di vista scientifico l'obbligo di risciacquare con semplice acqua la pipì dei cani su strade e marciapiedi; l'articolo illustra i motivi e le alternative igieniche suggerite.

Ordinanze sui proprietari di cani: quando risciacquare la pipì non è igienico secondo Matteo Bassetti

Il 8 Giugno 2026 l’infettivologo Matteo Bassetti ha espresso una valutazione netta sulle ordinanze comunali che impongono ai proprietari di cani di portare una bottiglietta d’acqua per lavare la pipì lasciata su strade e marciapiedi. La dichiarazione solleva dubbi sul valore reale di quelle norme dal punto di vista igienico e scientifico, e indica soluzioni che sarebbero più efficaci per ottenere una vera azione disinfettante.

La discussione non riguarda solo buone maniere o decoro urbano, ma anche la correttezza di misure pratiche imposte ai cittadini: quando una regola è formalmente applicabile su larga scala, è legittimo chiederne l’efficacia reale e le conseguenze pratiche per chi la deve rispettare.

Dichiarazioni di Matteo Bassetti sulla pratica del risciacquo con acqua

Secondo l’infettivologo, la misura di far portare una bottiglietta d’acqua ai proprietari di cani è sostanzialmente simbolica perché, come ha sintetizzato, “dal punto di vista scientifico non serve a nulla“. Bassetti precisa che il semplice risciacquo con acqua ha “un basso valore igienico e disinfettante“: l’acqua da sola non elimina germi o batteri in modo significativo, dunque non svolge una vera funzione igienizzante sulle superfici pubbliche interessate dalle urine canine.

Per questo motivo l’infettivologo suggerisce metodi alternativi che offrano risultati concreti: l’uso di acqua e aceto bianco in rapporto di diluzione 1:1 oppure l’impiego di detersivi enzimatici. La prima opzione, secondo Bassetti, è utile perché l’ aceto bianco ha proprietà disinfettanti naturali che aiutano a rimuovere odori persistenti e a igienizzare la superficie; i secondi, i detersivi enzimaticiagiscono degradando le sostanze organiche responsabili degli odori.

Limitazioni pratiche segnalate dall’infettivologo

Nonostante la efficacia potenziale di queste alternative, Bassetti osserva una restrizione importante: i detersivi enzimatici sono vietati per l’utilizzo in strada. Questo vincolo rende più complicato applicare soluzioni davvero igienizzanti in un contesto urbano dove l’azione dovrebbe essere rapida e praticabile dai singoli proprietari al guinzaglio del proprio animale. La contraddizione tra l’obbligo di portare acqua e l’impossibilità pratica di utilizzare prodotti più efficaci è al centro della critica che l’esperto rivolge alle ordinanze.

Implicazioni per le ordinanze comunali e la pratica quotidiana

Le ordinanze che impongono il lavaggio della pipì con acqua si collocano in una zona grigia tra decoro urbano e sanificazione: come ricorda l’infettivologo, la norma appare fatta con “molta approssimazione scientifico-sanitaria“. Da un punto di vista operativo, obbligare i proprietari a portare una bottiglietta d’acqua produce un effetto soprattutto simbolico, ma non garantisce la rimozione di patogeni o la neutralizzazione degli odori.

Per i cittadini che vogliano comportarsi responsabilmente esistono comunque alcune precauzioni pratiche: dove possibile, preferire soluzioni che contengano una componente disinfettante, come l’uso di una miscela acqua-aceto nella proporzione indicata, oppure scegliere prodotti autorizzati per la pulizia straordinaria delle superfici, sempre rispettando le norme locali che regolano l’utilizzo di sostanze sulla pubblica via.

La riflessione che emerge dall’intervento è duplice: da un lato la necessità di norme chiare e coerenti con le conoscenze scientifiche, dall’altro il bisogno di informare meglio i cittadini su come intervenire correttamente per l’igiene urbana. Senza questo equilibrio, le disposizioni restano più che altro indicatori di responsabilità civica, anziché strumenti efficaci per la tutela sanitaria.

In sintesi, il messaggio centrale è chiaro: lavare la pipì del cane con la sola acqua ha un impatto sanitario limitato, e per ottenere una vera azione igienica bisogna ricorrere a miscele o prodotti specifici quando consentiti; la questione rimane aperta sul piano delle normative locali e della loro applicazione pratica nei contesti urbani.

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