La vicenda legata a Natuzzi è diventata un nodo centrale per il territorio murgiano: stop produttivi, vertici istituzionali e la possibilità di trasferire parte della produzione all’estero hanno acceso allarmi tra i lavoratori e le loro famiglie.
La situazione è stata portata all’attenzione pubblica con una serie di incontri che hanno coinvolto sindacati nazionali e locali, rappresentanti aziendali e il Ministero del lavoro. Tra gli interlocutori sindacali figura la segretaria regionale della Fillea CGILMaria Franca Deleonardis chiamata a spiegare implicazioni e scenari per la produzione murgiana.
Vertice a Roma convocato dal Ministero del lavoro
Si è tenuto un confronto istituzionale a Roma per provare a definire la posizione su uno stop produttivo che interessa gli stabilimenti di Altamura e Santeramo. Il ministro Urso ha convocato un tavolo, dove sono emerse preoccupazioni sulla sostenibilità delle produzioni locali e sulle conseguenze occupazionali. Durante le riunioni è stata valutata la proposta aziendale che ipotizza il trasferimento di alcune linee produttive in Romania scelta che i sindacati hanno definito preoccupante per l’occupazione sul territorio.
Rischi sul territorio murgiano
Il trasferimento di attività produttive all’estero rischia di compromettere il tessuto economico locale, già fragile in alcune aree. I sindacati hanno segnalato come uno stop prolungato e la delocalizzazione possano incidere non solo sui livelli occupazionali ma anche sulle filiere di fornitori e servizi collegati agli stabilimenti. In questa fase i rappresentanti dei lavoratori cercano garanzie sull’occupazione e strumenti per attenuare l’impatto sociale.
Posizioni dei sindacati e della rappresentanza regionale
La Fillea CGIL con a capo regionale la segretaria Maria Franca Deleonardis ha chiarito lo stato di allerta tra i dipendenti e il desiderio di mantenere le produzioni sul territorio. Dalla parte della rappresentanza territoriale è arrivata la richiesta di misure concrete per tutelare i posti di lavoro e per evitare che una quota rilevante del ciclo produttivo venga spostata all’estero, in particolare in Romania. Anche la Filca Cisl Bari ha preso posizione, con il commento del dirigente locale Luigi Sideri che ha espresso forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori.
I sindacati hanno inoltre respinto una proposta di ammortizzatori sociali avanzata in sede ministeriale: si è parlato di una possibile cassa integrazione con un’incidenza finanziaria di 80 per cento ma la formulazione è stata giudicata insufficiente rispetto alle esigenze di reddito e protezione dei lavoratori coinvolti. Sul tavolo restano quindi richieste di soluzioni più articolate e strumenti che possano garantire continuità occupazionale.
Impatto operativo sugli stabilimenti e riflessi locali
Alle sedi produttive di Altamura e Santeramo (tra cui l’unità operativa di Graviscella) è stata notificata una sospensione delle attività su alcune linee, con ripercussioni immediate sull’organizzazione del lavoro. Questa situazione ha provocato mobilitazioni sindacali, con scioperi e manifestazioni che hanno coinvolto i lavoratori e le comunità locali. I rappresentanti sindacali hanno chiesto un confronto urgente con l’azienda per comprendere tempi e modalità dei provvedimenti annunciati.
Effetti sulle famiglie e sulla comunità
Le misure di stop e la prospettiva di trasferimenti produttivi toccano direttamente famiglie che da generazioni dipendono dal lavoro in stabilimento. Le amministrazioni locali e i consigli comunali, tra cui iniziative a Santeramo stanno seguendo la vertenza per sostenere percorsi di tutela sociale e per cercare soluzioni dialogate tra parti sociali e impresa.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori confronti sia a livello istituzionale che di rappresentanza sindacale. La partita rimane aperta: le decisioni assunte nelle sedi nazionali potrebbero determinare l’assetto produttivo futuro e la tenuta occupazionale della zona murgiana.



