Nel mese di agosto la tranquilla vita di Noicattaro è stata sconvolta da due violenti attacchi a bambini all’interno del parco comunale. Il primo, avvenuto all’inizio del mese, ha coinvolto una bambina di sei anni; il secondo, verificatosi il 15 agosto, ha colpito un altro bambino. Entrambe le ferite sono state attribuite a un predatore di grandi dimensioni, e le successive analisi del DNA hanno confermato senza ombra di dubbio che gli animali responsabili erano lupi non cani randagi.
La risposta delle autorità: dalla prima aggressione alla creazione della task force
In seguito al primo episodio, le amministrazioni locali hanno istituito una task force composta da forze dell’ordine, biologi, veterinari e specialisti della sanità. L’obiettivo primario era quello di aumentare i controlli sul territorio, individuare eventuali branchi di lupo e garantire la sicurezza dei cittadini. Il gruppo operativo ha intensificato i pattugliamenti notturni, installato telecamere a infrarossi e condotto ispezioni sistematiche nelle campagne di Noicattaro, con l’intento di prevenire ulteriori aggressioni.
Il 20-21 settembre, durante una di queste operazioni, è stata catturata una giovane lupa femmina. Sebbene le analisi genetiche abbiano escluso il suo coinvolgimento diretto nei due attacchi, è emerso che l’esemplare appartiene probabilmente allo stesso branco del lupo responsabile delle ferite ai bambini. Dopo la cattura, la lupa è stata trasferita al Centro faunistico di Bitetto dove ha subito accertamenti sanitari e studi comportamentali.
Cattura, analisi e scelta di una “liberazione controllata”
Durante il periodo di permanenza al centro, i veterinari hanno valutato le condizioni fisiche della lupa, escludendo malattie trasmissibili e verificando l’assenza di segni di stress cronico. Parallelamente, gli esperti hanno condotto un approfondito profilo genetico per mappare le relazioni con altri esemplari presenti nella zona. Concluso il ciclo diagnostico, le autorità hanno deciso di non procedere a un’eventuale cattura permanente, ma di optare per una liberazione monitorata.
Il 28 settembre la lupa è stata rilasciata nelle campagne di Noicattaro, ma non senza una precauzione: al collo è stato applicato un collare GPS all’avanguardia. Questo dispositivo, dotato di tecnologia satellitare trasmette in tempo reale la posizione dell’animale, consentendo al Centro faunistico di seguirla 24 ore su 24. L’obiettivo è duplice: permettere alla lupa di riprendere la sua vita selvatica e, allo stesso tempo, utilizzare i dati di spostamento per individuare il luogo in cui si raduna il branco aggressivo.
Il monitoraggio futuro e le aspettative delle forze dell’ordine
Il monitoraggio continuo rappresenta la pietra miliare della strategia di contenimento. I dati raccolti dal collare verranno analizzati da biologi e da esperti di comportamento animale per tracciare i percorsi abituali della lupa, identificare possibili punti di aggregazione del branco e valutare i rischi per la popolazione locale. Le forze dell’ordine, in stretta collaborazione con il Centro faunistico, potranno così intervenire in modo mirato, evitando azioni generiche che potrebbero disturbare l’ecosistema.
Le autorità hanno sottolineato che, pur mantenendo alta l’attenzione, non si esclude alcuna eventualità. Se i movimenti della lupa dovessero indicare la presenza di altri individui pericolosi, saranno valutati ulteriori interventi, compresa la possibilità di nuove catture o di misure di contenimento più restrittive. Nel frattempo, la comunità di Noicattaro è invitata a segnalare qualsiasi avvistamento di lupi, contribuendo così al processo di sorveglianza partecipata che mira a ristabilire un equilibrio tra la fauna selvatica e la sicurezza dei residenti.



