Il 21 Giugno 2026 i gruppi consiliari di Forza ItaliaFratelli d’ItaliaLegaNoi ModeratiCannito Sindaco e Barletta al Centro hanno pubblicato una replica ai rilievi mossi dal Partito Democratico e da Coalizione Civica. In un comunicato i consiglieri di maggioranza accusano l’opposizione di manipolare la realtà a fini propagandistici e chiariscono le ragioni del ritiro del nuovo regolamento del Consiglio comunale.
Perché il regolamento è stato ritirato e il ruolo del Ministero dell’Interno
I firmatari spiegano che il nuovo Regolamento del Consiglio comunale è stato ritirato non per volontà politica della giunta, ma per evitare un aumento dei costi delle Commissioni. A loro avviso, l’origine dell’incremento del numero dei consiglieri nelle Commissioni è da attribuire a un parere del Ministero dell’Interno che impone la presenza di un membro per ogni gruppo consiliare.
Nel documento la maggioranza domanda retoricamente: Perché la sinistra barlettana mostra tanto nervosismo? e sottolinea che l’emendamento proposto dalla maggioranza avrebbe invece mirato a ridurre le spese delle Commissioni. I gruppi di centrodestra ricordano inoltre che tra i più assidui frequentatori delle Commissioni vi sono i consiglieri CascellaDoronzoPaolilloDiviccaro e Dipaola citati come esempi concreti di partecipazione ai lavori consiliari.
Questioni procedurali sollevate dalla maggioranza
I consiglieri di maggioranza contestano anche il comportamento dell’opposizione durante le sedute, affermando che in diversi casi si è tentato di intervenire in violazione del Regolamento del Consiglio comunale e che alcuni attacchi sono stati pronunciati «fuori microfono».
Accuse alla Regione Puglia e alla leadership locale del centrosinistra
Nel testo della replica si passa poi alla Regione Puglia: la maggioranza locale rimprovera la giunta regionale guidata da Antonio Decaro per presunte scelte economiche e politiche. Viene formulata una critica netta al fatto che, mentre si chiede «sacrifici ai pugliesi aumentando l’Irpef regionale e negando fondi ai Comuni per eventi culturali come la Disfida di Barletta», la Regione avrebbe assegnato il 16 giugno la somma di 2 milioni e 100 mila euro a un evento canoro organizzato da un soggetto privato.
Questa circostanza viene utilizzata dalla maggioranza per mettere in evidenza una presunta incoerenza nelle scelte regionali e per domandare spiegazioni rispetto alle priorità di spesa. I gruppi di centrodestra sostengono che tali scelte siano sintomatiche di una strategia politica volta a nascondere divisioni interne e l’assenza di proposte concrete da parte dell’opposizione locale.
Nel passaggio finale del comunicato la risposta ai comportamenti dell’opposizione è netta e formale: «Questa è la verità, il resto è solo spicciola propaganda per raccattare qualche consenso», si legge testualmente, e ancora: «Siamo stanchi di ascoltare le loro urla, provocazioni e insulti». Il messaggio conclude riaffermando l’impegno dei gruppi di maggioranza a dedicarsi «ai problemi reali di Barletta» e a garantire «serietà, rispetto delle istituzioni e confronto politico».
Domande aperte e senso politico della replica
La replica contiene anche una serie di interrogativi rivolti all’opposizione: perché non si è parlato dell’aumento del numero dei consiglieri in Commissione attribuito al parere ministeriale? Perché non sono state raccontate alla città le presunte aggressioni «fuori microfono» al Presidente del Consiglio e gli attacchi personali al Sindaco Cannito? Queste domande sintetizzano l’intento della maggioranza di ricondurre la polemica su binari procedurali e di merito, piuttosto che sul terreno delle rappresentazioni mediatiche.
Il comunicato, aggiornato alle ore 11:38 della mattina del 21 Giugno 2026, chiude con un ammonimento: «Non spettacoli, provocazioni e ricostruzioni fantasiose costruite a posteriori. Altri preferiscono alimentare polemiche e raccontare bugie. E questa è la più grande mancanza di rispetto nei confronti della città e dei barlettani». Questa chiusura ribadisce la posizione difensiva della maggioranza e il richiamo a un dibattito ritenuto più istituzionale e meno mediatico.



